di Fausto Bonoldi
Gli è stata intitolata una delle più lunghe e oggi trafficate vie di una Varese che non conobbe mai perché morì sette anni prima che il territorio della città fosse esteso fino a Bizzozero e oltre.
La strada che da largo Flajano conduce, dopo quasi tre chilometri e mezzo, al confine con il Comune di Lozza, tiene viva la memoria di colui che è stato definito il Tito Livio varesino dal momento che dedicò la sua vita, oltre che all’insegnamento, allo studio e alla volgarizzazione di antiche fonti scritte della storia varesina: Luigi Borri nacque a Varese il primo giorno di marzo del 1846 da una madre e un padre impegnati come custodi del Teatro Sociale e nella sua città si spense il 24 marzo del 1920.
Conseguito il diploma di maestro ma privo dei mezzi economici necessari per iscriversi all’università completò la sua preparazione in un istituto pedagogico di Treviglio e il titolo di studio gli valse nel 1867 la nomina a insegnante nella prima scuola superiore aperta a Varese cinque anni prima, l’Istituto tecnico intitolato all’ingegner Francesco Daverio, caduto nella difesa della Repubblica Romana nel 1849. Nella gloriosa Ragioneria Luigi Borri restò a insegnare fino al 1907 dedicando il tempo libero alla ricerca storica. Le sue rigorose edizioni annotate di materiali e testimonianze di storia locale, a partire dai “Documenti Varesini” pubblicati nel 1891 (opera tuttora fondamentale e infatti ristampata), ne fanno il patriarca della storiografia cittadina di livello scientifico. Nella prefazione Borri confessava che era spinto dal <culto fervido per i ricordi antichi>, aggiungendo che il suo scopo era quello di <raccogliere e riunire alcuni de’ più importanti documenti qua e là sparsi e la maggior parte inediti che riflettono la storia di Varese, coordinarli tra loro in brevi monografie sì che valgano a confermare o a chiarire o a completare quanto di essa già si scrisse>.
Con questo programma di lavoro Luigi Borri diede alle stampe, dopo i “Documenti Varesini”, il “Codice degli statuti varesini del 1347 e di alcuni decreti e ordinamenti posteriori” (1893), gli “Statuti e ordinamenti dell’antichissimo capitolo della insigne basilica di San Vittore di Varese per la prima volta editi con note documentate” (1897), “Lo Spedale de’ poveri di Varese, notizie e documenti” (1909). Impegnato a scrivere anche articoli su giornali e riviste, Luigi Borri svolse anche un lavoro pratico per la tutela delle testimonianze del passato: nominato bibliotecario e conservatore onorario della Società del Museo Patrio, catalogò i reperti storici, geologici, paleontologici e archeologici a cui ne aggiunse di nuovi con acquisti e donazioni e pose così le basi dell’attuale catalogo dei Musei Civici.

La continuazione dell’opera svolta da Luigi Borri per la Società del Museo Patrio fu alla base della costituzione, nel 1931, della Società Storica Varesina.
