di Fausto Bonoldi
Per vedere riconosciuto il suo genio precoce non ebbe bisogno di “andare in fuga”, come succede a tanti cervelli italiani di oggi. Giulio Bizzozero, nato a Varese il 20 marzo del 1846, conseguì la laurea in medicina a Pavia nel 1866, a soli vent’anni, e neppure un anno dopo ottenne la docenza di patologia generale, potendo contare su un laboratorio di patologia sperimentale creato apposta per lui.

Il meglio di sé, però, lo diede all’università di Torino che, sotto la sua guida, divenne una delle capitali europee della medicina.

Ritenuto il padre dell’istologia e uno dei precursori della medicina preventiva, che sviluppò per accrescere il benessere delle classi popolari, Giulio Bizzozero non vinse il Premio Nobel solo perché non era stato ancora istituito. Lo vinse invece, nel 1906, primo italiano a ottenerlo, il marito di sua nipote Lina Aletti, Camillo Golgi, che trascorreva le vacanze estive nella casa, in parte ancora esistente, in quella che sarebbe diventata la via Bizzozero, tra la Motta e via degli Alpini, dove una targa segnala la casa natale di Giulio Bizzozero, morto a Torino l’8 aprile del 1901. Nel centesimo anniversario della scomparsa, il Comune di Varese e l’Accademia di medicina di Torino coniarono una medaglia pubblicata nella nostra Varese nascosta.
