Un ultimo, intenso saluto a un artista che ha saputo parlare attraverso la materia e il silenzio. Si è tenuto oggi, presso la Sala del Commiato delle Onoranze Funebri Sant’Ambrogio, un momento di raccoglimento dedicato a Loris Ribolzi, scomparso il 7 aprile 2026, figura significativa del panorama artistico varesino.
L’incontro è stato molto partecipato, segno tangibile dell’affetto e della stima che negli anni hanno circondato Ribolzi. Amici, conoscenti, appassionati d’arte e semplici cittadini si sono riuniti per rendere omaggio a un uomo che ha lasciato un’impronta profonda, pur mantenendo sempre un profilo riservato e lontano dai riflettori.
Il momento più toccante della cerimonia è stato rappresentato dalla lettura di alcuni brani scritti dallo stesso Ribolzi. Parole intime, dense, che hanno restituito la sua visione del mondo, il suo rapporto con la materia e con la natura, e quella tensione continua tra concretezza e spiritualità che caratterizzava anche le sue opere.
La partecipazione numerosa e il clima raccolto hanno reso il commiato particolarmente sentito, quasi a voler accompagnare ancora una volta il percorso umano e artistico di Ribolzi, fatto di ricerca, essenzialità e profondità.
Nato a Varese nel 1949 e formatosi all’Accademia di Brera, Ribolzi aveva costruito negli anni un linguaggio personale fondato sull’uso di materiali come legno, ferro, pietra e terra, trasformati in opere capaci di evocare un dialogo costante tra uomo e natura. Le sue creazioni — dalle stele ai legni bruciati — raccontano ancora oggi una tensione verso l’alto, una ricerca che va oltre la forma per toccare qualcosa di più profondo.
Con questo ultimo saluto, Varese ha dimostrato di non dimenticare uno dei suoi artisti più autentici. E nel silenzio rispettoso della sala, tra parole e ricordi, è emersa con forza la traccia che Loris Ribolzi lascia: quella di un’arte che non cerca il clamore, ma resta, nel tempo, come segno vivo e necessario.
