Tra qualche giorno il via al Giro d’Italia: crolli e imprese dei varesini in maglia rosa

Foto storica di Alfredo Binda

di Paolo Costa

Un secolo fa, 15 maggio 1926, prima tappa del Giro d’Italia. Tutti gli occhi e i pronostici sono per il trombettiere di Cittiglio, il giovane Alfredo Binda trionfatore uscente della Corsa (non ancora Rosa, lo sarà dal ‘31). Si va da Milano a Torino, discesa della Serra: al capitano della Legnano si rompono i freni. Meglio gettarsi a terra, tra i sassi, ed evitare il burrone. Scelta drammatica, non ci sono né asfalto, né caschetti né protezioni. Binda sviene e quando si riprende viene convinto a ripartire. Ha perso 45 minuti ma giunge al traguardo staccato di mezz’ora. Giro compromesso. Nel prosieguo si accontenterà di vincere sei tappe su dodici. Il 21 maggio 2005 l’alfiere di Cassano Magnago Ivan Basso veste con grande merito la maglia rosa. E’ cronoman e scalatore, facile prevedere una vittoria finale. Invece ecco la crisi, improvvisa, terribile, lungo le rampe della Cima Coppi, l’epica salita dello Stelvio. Un problema intestinale e il sogno rosa svanisce. Ma Basso non si ritira, stringe i denti. E nei giorni successivi vince due tappe. Crolli e resurrezioni: i ciclisti sono capaci degli uni e delle altre. Tra pochi giorni comincerà in Bulgaria (vale a dire là dove il denaro induce) la 109° edizione del Giro d’Italia e ho deciso di scegliere due storie così, protagonisti due varesini celebri, per ribadire il valore dello sport in quanto magister vitae (quando è interpretato bene). 

Le due ruote a Varese sono di casa e il Giro ne è una delle numrose prove. Un varesino (nato a Induno Olona) apre l’albo d’oro nel 1909: Luisun Ganna, muratore dai potenti garun, che faceva il pendolare in bicicletta verso Milano. Poi è comparso dalla Francia (dove era stato mandato per fare lo stuccatore) il cittigliese Alfredo Binda, suonatore di tromba e uso a trombare gli avversari, si chiamassero anche Girardengo o Guerra. Binda, nel ciclismo, è diventato uno dei massimi interpreti di tutti i tempi, con cinque Giri e tre campionati del mondo nel palmares. Nel 1930 gli organizzatori della Gazzetta dello Sport preferirono pagarlo, con 22.500 lire, piuttosto che vederlo schierato al via. Troppo forte, avrebbe ucciso lo spettacolo. Per vedere un altro varesino primeggiare bisogna galoppare nel nuovo millennio. Nel 2000 vinse il besanese Stefano Garzelli, già gregario di Pantani e oggi commentatore tv. Nel 2006 e nel 2010 a imporsi fu Ivan Basso, che riuscì a fare bis dopo una lunga squalifica per essere stato coinvolto in una storia di doping (altra vicenda di riscatto). Ora per i varesini i tempi sono magri. E lo sono per tutto il ciclismo italiano, alla ricerca di un erede di Vincenzo Nibali. C’è Giulio Pellizzari, giovane di belle speranze in rampa di lancio. Ha talento e carattere: crediamoci.

Tappe da vedere dal vivo dalle nostre parti? Il 22 maggio l’arrivo a Verbania, il 24 maggio l’arrivo a Milano, il 26 maggio la spettacolare Bellinzona – Carì, con traguardo dopo una salita di 11,7 km. per il Giro inedita. Mancando ancora un paio di tappe d’alta montagna, forse la frazione svizzera non deciderà il Giro. In virtù delle sue arcigne pendenze potrebbe però certificare chi dovrà dire addio ai sogni di gloria.