di Bruno Belli
Fu proprio durante il periodo travagliato delle lotte per il potere dei «vescovi conti» di cui abbiamo parlato la scorsa settimana che iniziò in Lombardia la prima reale formazione di un nucleo urbano che, al tempo della celebre «Battaglia di Legnano» (1176) era già completamente formato e si era affrancato dal potere ecclesiastico. Quindi, anche se non possediamo numerosi documenti, possiamo comunque evincere da varie fonti che Varese si diede la struttura di un borgo con una certa autonomia tra i secoli XI e XII.
La crescita della popolazione che si riversava entro nuclei precisi dove potersi facilmente difendere chiedeva, quindi, di riflesso, una nuova condizione giuridica: si formò così una collettività in grado di autodeterminarsi. Non si trattò subito di una condizione che permetteva ad ogni cittadino la partecipazione diretta alla vita pubblica, ma di doveri – e diritti – connessi con la residenza, doveri che chiedevano prestazioni di tipo “pubblico” per il bene comune della collettività. Il potere fu assunto dalle cosiddette «famiglie di capitani», per lo più uomini appartenenti a famiglie in vista per potere economico e per possedimento di fondi agricoli, ma fu anche necessario “frazionare” il potere per evitare che si formasse una nuova comunità feudale gestita solo da un signorotto, così si giunse ad un graduale allargamento del governo, consentendo alla vita pubblica anche qui cittadini “minori” – per censo e per attività – che sino al momento ne erano stati esclusi. Così, l’autorità dell’arcivescovo si indebolì e fu anch’essa estromessa dalla gestione della “cosa pubblica”.
Questi nuovi centri – che furono appunto chiamati «comuni» per il fatto che fossero gestiti da più perone appartenenti alla stessa cittadina – consolidarono al vertice del governo locale l’ufficio del «consolato» di latina memoria, composto, per l’appunto, dai «consoli del comune, » con funzioni politiche ed amministrative, e dai «consoli di giustizia» cui era riservata l’attività giudiziaria.
Apparentemente i rapporti con l’Imperatore tedesco che di fatto, era il proprietario delle terre lombarde, erano di sudditanza e di fedeltà. Però, i fatti dimostrano che l’azione dei Comuni – quindi anche di Varese – tendeva alla propria autonomia dall’Impero e, tra l’altro, ed alla supremazia degli uni tra gli altri, per cui, durante il XII secolo, oltre a combattere il domini straniero queste «città stato» si muovevano anche guerra tra loro.
Avvenne, inoltre che, profittando della lontananza del sovrano tedesco, i Comuni iniziarono a legiferare per conto proprio, sottraendosi agli obblighi feudali (pagamento delle imposte), eleggendo vescovi e magistrati in piena indipendenza e combattendosi come potenze rivali: fu così che il Comune divenne il naturale nemico dell’imperatore.
RAPPORTI TRA I COMUNI.
Per i rapporti tra i vari comuni e per la loro sussistenza, era necessario un mercato regolarmente rifornito con un sistema idoneo al trasporto dei prodotti agricoli ed artigianali: tale necessità provocò due conseguenze dirette.
La prima vide crescere in fretta il ceto mercantile, che divenne interessato al controllo delle principali vie di traffico, tra le quali, una principale, anche per raggiungere la Svizzera o il Piemonte, era proprio quella che passava per Varese, la seconda che il Comune di Milano, ove tale ceto era maggiormente sviluppato, cominciò a tendere alla conquista della arterie commerciali più importanti attraverso lunghe guerre con i comuni confinanti.
Milano, che già pressava sul «Contado del Seprio» (cui Varese apparteneva), puntò, dapprima, ad inglobare l’area del Lario quale importante via d’acqua e di commerci, scatenando una guerra decennale, svoltasi tra il 1117 ed il 1127, contro Como. Con i Milanesi si schierarono numerosi centri del Lario ed anche il giovane «contado (comune) di Varese», distinguendosi così dal resto del Seprio che, invece, parteggiava per Como, la quale fu distrutta ed alla quale fu imposto, tra le condizioni, l’obbligo di intervento quale alleata di Milano nelle eventuali guerre successive.
LA LOTTA CONTRO L’IMPERO.
Fu quando Milano riversò il proprio interesse verso Lodi, cittadina particolarmente utile per le vie di comunicazioni con il resto di Europa e dell’Italia centrale rimasta vassallo fedele all’imperatore Tedesco, la quale contendeva ai milanesi l’accesso e l’uso del fiume Po, che avvenne l’inevitabile scontro con la potenza tedesca.
Infatti, i Milanesi, confortati dal successo anche contro Lodi e da un formidabile dispiegamento di forze in loro possesso, decisero di non versare più alcun tributo all’imperatore ed a negare l’ospitalità ai delegati tedeschi tanto che il rappresentante di Federico I di Svevia, detto il «Barbarossa» per il colore della barba, da poco sul trono (4 marzo 1152), fu addirittura malmenato dai Milanesi stessi.
Si aprì così la lotta tra Impero e Comuni lombardi che vide, nei 33 anni di impero del Barbarossa, la sua discesa con l’esercito per ben 6 volte delle quali restano le più rappresentative quella del 1158 (la seconda) e l’ultima, che vide la sua sconfitta da parte della Lega dei comuni (29 maggio 1176), secondo la leggenda capitanata da Alberto da Giussano, in realtà, forse mai esistito e da identificare come una figura che riassume i diversi capi provenienti dai vari comuni.
POSIZIONE DI VARESE NEL CONFLITTO.
Ancora nel 1158, quando Barbarossa entrò in Como dove fu accolto come liberatore dai Milanesi ed al quale furono consegnate le chiavi della città con evidente simbologia, Varese mantenne nei confronti dell’imperatore una posizione ambigua: infatti, considerando i rapporti che l’avevano legata fino a quel momento a Milano, era in difficoltà ad esserle avversaria, ma, al tempo stesso, la preoccupazione dei Varesini nasceva da una valutazione delle possibili conseguenze legate al danno che il borgo avrebbe subito se Milano fosse decaduta. Ma essa faceva parte anche del «Seprio», alleato all’imperatore, che più volte aveva sostato nel castello di Belforte, castellanza tra le principali che facevano corona al piccolo borgo.
Inoltre, i Varesini, avevano all’epoca un grosso problema in più, d’ordine pratico: il torrente Vellone, il cui corso ho descritto tre capitoli avanti, alle prime piogge autunnali e primaverili straripa allagando vaste porzioni del borgo.
SCONFITTA DEL “BARBAROSSA”.
Si tramanda che i Sepriesi, con alcuni Varesini, abbiano giurato fedeltà all’imperatore nella torre – rocca di Santa Maria del Monte, inglobata poi nel Monastero delle Romite, ma allora parte del sistema della 4 torri di cui parlammo delle quali sono rimasi i resti di quella di Velate ed il basamento di quella del Monte San Francesco sopra Velate (vedi articolo dello scorso 11 febbraio).
I Milanesi, così, reagirono, entrando a Varese con 100 militi che occuparono alcuni castelli nei dintorni, ma non Belforte, presidio militare del Barbarossa, dove si erano ritirati i «Giudici del Seprio» che avevano lasciato in queste circostanze «La Motta» di Varese.
A Frascarolo di Induno Olona, ad Arcisate ed a Brebbia furono allestiti accampamenti invernali dai Milanesi, i quali, nel 1170 riprendono il controllo delle terre attorno a Varese, sequestrando i beni delle persone che si erano schierate con l’imperatore: i Velatesi occupano la Rocca di Santa Maria del Monte, impadronendosi, di fatto, del territorio.
Busto e Gallarate inviano alla «Lega Lombarda», sostenuta anche da Pontefice Alessandro III, ufficializzata a Pontida il 7 aprile 1167, coalizione dei Comuni schieratisi per la prima volta assieme contro il Barbarossa, la «Compagnia della morte», guidata da un «Pietro di Gallarate», una legione di 900 giovani disposti a vincere o a morire pur di difendere l’indipendenza delle 19 città formanti la lega stessa.
Con lo scontro avvenuto a Legnano il 29 maggio 1176 il Barbrossa fu definitivamente sconfitto. La pace di Costanza del 1183, riconosce la situazione così creatasi e Varese resta per la prima volta un borgo libero da ogni tipo di vassallaggio.
Scrive Luigi Brambilla on «Varese e il suo circondario» (1874, Tipografia Ubicini): «Nel 1168, i Varesini, stipulata la pace colle città della Lega, si chiamano non quelli di Varese, ma quelli di Belforte. È anche assai probabile che Belforte sia stato nel secolo XIV il primo nucleo della nascente Repubblica di Varese; poichè nella formazione degli Statuti di Varese, nel 1347, è Vicario e Console Conforto da Belforte, ed i contemporanei chiamano sovente gli uomini di Belforte i Varesini».
Bibliografia minima (per approfondire):
- AA.VV. Varese: vicende e protagonisti, Bologna, Edison, 1977
- Ambrosoli, Luigi, Varese, storia millenaria, Varese, Macchione Editore, 2002
- Benzoni, Claudio, Origini di Varese. Primavera varesina dopo le stagioni barbariche, Varese, Benzoni Editore, 2012.
- Brambilla, Luigi, Varese e il suo circondario, Varese, Tipografia Ubicini, 1974.
- Giampaolo, Leopoldo, Quando sorse Varese, in «Rivista della Società storica varesina», Varese, aprile 1981
[Le singole foto, alcune tratte dalle pubblicazioni in Bibliografia, altre di mia proprietà o reperite nel web sono accompagnate come sempre da didascalie e da qualche notizia specifica in relazione al testo].
- La «Torre della meridiana» in Piazza della Motta, oggi. La prima edificazione della torre, entro l’XI secolo, fu la sede del tribunale dei «Consoli del Seprio», fino al tempo della «Pace di Costanza» (1183). Fu, quindi, in parte ricostruita e modificata, come è rimasta fino al presente, durante il XII secolo. Insieme al «Battistero di San Giovanni» è la costruzione più antica rimasta in città.
- La «Torre della meridiana» in Piazza della Motta, in una fotto dei primissimi anni del Novecento che rendono bene l’idea di quale ruolo centrale avesse avuto nel luogo, prima dell’edificazione della Chiesa di Sant’Antonio. Fino al XVI secolo, infatti, la torre restò il principale edificio del luogo, nel quale, sempre fino dall’XI secolo, si svolgeva il mercato cittadino.
- Particolare della «Meridiana»: si tratta di un’aggiunta non precedente al XIV secolo, quando l’orologio fu ivi posto per motivi legati evidentemente alla gestione della piazza che ospitava il mercato.
- Questa immagine della «Torre di Velate», in una fotto scattata da Roby Vanola, rende ben chiara l’ottima posizione che essa aveva, facendo parte di un gruppo di quattro torri munite per la sicurezza del confine prealpino ancora al tempo del «Contado del Seprio»
- La «Torre di Velate» dal basso, svetta in tutta la sua maestosità. Le due parti rimaste ci permettono di comprendere la poderosa fortificazione che essa rappresentava.
- Monte San Francesco sopra Velate: resto del basamento della torre romana, quindi di fortificazione Longobarda, rimasta attiva, come detto nella foto precedente, almeno fino alla distruzione di «Castelseprio» ed al definitivo scioglimento del «Contado del Seprio» nel 1287.
- Il «Castello di Belforte» come si vede oggi. Al tempo del Barbarossa, il Castello non contava la parte «rinascimentale» che sarà uno dei capolavori voluti dalla famiglia Biumi.
- Affresco del 1624, dipinto dal comasco Giovanni Paolo Ghianda nella «Seconda cappella» del Sacro Monte di Varese che ritrae, in parte in modo fantasioso, il «Castello di Belforte» con i dintorni.
- «Castello di Belforte», lo stemma della famiglia «Biumi» proprietaria dello stesso dagli ultimi anni del XVI secolo. Foto tratta da «Il Varesotto».
- Tavola con il ritratto di Federico I di Svevia, detto «Il Barbarossa» per il colore della barba.
- Busto in bronzo del Barbarossa (1173)
- Lo stesso busto in bronzo del Barbarossa, visto di profilo (1173). Si noti la raffinatezza dell’opera e della scultura di cui è fatto oggetto il basamento.
- «Federico Barbarossa in trono con i figli», miniatura tratta dalla «Welfenchronik» (1179 – 1191).
- Filippo Carcano (1840 – 1914), «Federico Barbarossa ed il duca Enrico Leone a Chiavenna» (1862), olio su tela, «Pinacoteca di Brera», Milano.
- Due immagini del monumento dedicato ad Alberto da Giussano a Legnano.
- Il «Carroccio» in un’illustrazione popolare del primo Novecento.
















