Storia di Varese – 6. Tra l’XI e il XII secolo. La presenza francescana presso Velate

di Bruno Belli

Dopo l’ approfondimento sui limiti naturali che circondano la città di Varese (Sacro Monte, lago, fiume Olona e torrente Vellone, ecc.) spesso unici riferimenti per i primi secoli di vita della stessa, luoghi ancor oggi da tutti conosciuti, riprendiamo il discorso storico, iniziando dall’XI secolo (tra il 1000 ed il 1100), che, dopo il precedente che ci ha lasciato alcune pergamene scritte per lo più come atti notarili come raccontato, permette di tracciare qualche linea sicura sulla formazione civile del futuro borgo. Abbiamo già ricordato come, oggi, i reperti e le strutture emerse sotto la «Cripta del Sacro Monte» nel 2013, ci permettono di essere certi che, fin dal V-VI secolo, il luogo fosse oggetto di culto e, comunque, che alcuni gruppo di abitanti si fossero permanentemente insediati nella zona di Velate.

La chiesa originaria fu abbattuta in età carolingio-ottoniana (secoli VIII e IX) per edificare una nuova cappella, il cui presbiterio absidato è giunto fino a noi, trasformato in quella che oggi è la «Cripta romanica del Sacro Monte», ma, come ha rilevato nell’ottimo volume ben documentato Andrea Ganugi, «Monte San Francesco sopra Velate» (dal quale ho tratto le foto 4 – 7 che accompagnano il capitolo) vi è un’area archeologica denominata «San Francesco in pertica», ritrovata sulla sommità del Monte San Francesco, ad 850 metri di altitudine, ed in perfetta corrispondenza visiva con il borgo di Santa Maria del Monte: in essa è visibile il basamento di una torre gemella a quella esistente nel parco di Villa Zambeletti a Velate, sicuramente più antica della più celebre – oggi proprietà del FAI – che sorge più accanto nei pressi del cimitero.

Questa base fa parte di quel gruppo di segnalazioni «a vista» appartenente al «limes» prealpino (confine prealpino) d’epoca tardo romana, un sistema che comprendeva, nella zona, anche una quarta torre, posta all’interno del complesso del monastero delle Suore Romite, nota come «Torre degli Arriani», poiché un’antica tradizione vorrebbe che esso fosse il luogo dove S. Ambrogio sconfisse definitivamente i seguaci di questa importante eresia cristiana (siamo nel 389 d.C.).

Tale sistema di fortificazioni, durante le invasioni barbariche, fu mantenuto dai Longobardi che, anzi, lo consolidarono ed ampliarono, dotandolo anche di piccole strutture devozionali già all’epoca della regina Teodolinda ed è in questo periodo che risale, probabilmente, l’antichissima chiesa di Santa Maria del Monte, elevata all’interno di un «castrum» (zona fortificata simile ad un castello) che ospitava una guarnigione militare permanente con funzioni di presidio. Per lungo tempo, dopo il periodo longobardo e carolingio, tra il X e l’XI secolo, i territori attorno a Varese divennero feudo dell’Arcivescovo di Milano, quindi proprietà della curia milanese.

Proprio in questi secoli, sopra Velate, sullo stesso Monte San Francesco, tra la fine dell’XI ed il principio del XII secolo, è stata indagata e confermata la presenza di frati francescani che, secondo alcuni studiosi, potrebbe essere la prima confraternita in assoluto nel territorio di Varese, presenza tanto più importante, essendo San Francesco all’epoca ancora vivente.

Una leggenda, tra l’altro, attribuisce nientemeno che a Sant’Antonio da Padova, quale «provinciale» lombardo dell’ordine, la fondazione di questo primo insediamento francescano varesino ben conosciuto, tanto che, nel XIII secolo, Goffredo da Bussero, autore del «Liber Notitiae Sanctorum Mediolani» («Libro di annotazioni dei Santi del territorio di Milano»), definisce il Monte sopra Velate con la denominazione che sarà poi consueta: «In monte de Vellate ecclesia Sancti Francisci» («Sul monte di Velate [è posta] la chiesa di S. Francesco).

Velate, quindi, sulla base di tali antiche tracce, risulta essere un luogo particolarmente frequentato per la sua posizione, dapprima durante il tardo impero romano quale avamposto di osservazione, quindi, in età Longobarda, infine, ancora vivente il santo fondatore dell’Ordine, come insediamento dei primi seguaci di Francesco che lì rimarranno fino al 1612, quando il luogo sarà sconsacrato. Comunque, come detto, tra l’XI  ed il XII secolo, il toponimo divenne proprio quel «San Francesco in pertica sopra Velate», per la prima volta citato in un atto di vendita di un terreno nel 1173, quindi sempre ricorrente in numerosi documenti, i più significativi dei quali sono conservati presso l’«Archivio diocesano» e la «Biblioteca Ambrosiana di Milano», per lo più atti di rogiti notarili medievali, o di visitazioni pastorali dell’arcivescovo milanese (dal XVI secolo in poi).

Resta solo da spiegare perché, nel toponimo, si trova l’espressione «in pertica». Essa è da riferirsi al culto funebre dei guerrieri d’epoca Longobarda, come chiaramente racconta lo storico e narratore Paolo Diacono (VIII secolo) nella sua «Historia Longobardorum», in passo che direttamente traduco: «Quando un guerriero moriva in terra lontana, oppure era disperso in battaglia, non potendo celebrarsi il funerale, i parenti, al posto della sepoltura, piantavano in suo ricordo una pertica sormontata da una colomba con la testa rivolta al luogo dove era scomparso il loro caro». Da questa usanza, sorse addirittura un importante centro di culto religioso a Pavia, per volere della regina Rodelinda, la «Basilica di Santa Maria in Pertica» (VII secolo), sorta sul cimitero dei guerrieri e demolita nel 1813.

Il luogo, quindi, fu utilizzato quale ambiente di memoria e di sepoltura, assumendo così, nel toponimo, anche l’espressione «In pertica» in altre parole il luogo dove si piantavano le pertiche funebri.

Bibliografia minima (per approfondire):

  • AA.VV. Varese: vicende e protagonisti, Bologna, Edison, 1977
  • Ambrosoli, Luigi, Varese, storia millenaria, Varese, Macchione Editore, 2002
  • Benzoni, Claudio, Origini di Varese. Primavera varesina dopo le stagioni barbariche, Varese, Benzoni Editore, 2012.
  • Giampaolo, Leopoldo, Quando sorse Varese, in «Rivista della Società storica varesina», Varese, aprile 1981
  • Ganugi, Andrea, Monte San Francesco sopra Velate. La cancellazione repentina di una storia millenaria, Varese, Macchione, 2016

[Le singole foto, alcune tratte dalle pubblicazioni in Bibliografia, altre di mia proprietà o reperite nel web sono accompagnate come sempre da didascalie e da qualche notizia specifica in relazione al testo].

Foto:

  1. «Cripta del Sacro Monte», età romanica, sec. X circa.
  2. «Cripta del Sacro Monte», la pavimentazione precedente – secc. V-VI, riscoperti nel 2013.
  3. «Cripta del Sacro Monte», affresco in ampia lunetta databile tra l’XI ed il XII secolo.
  4. Il «monte San Francesco» sopra Velate, fotografato dal Sacro Monte. Questa foto, come le 3 successive sono tratte dal volume di Andrea Ganugi, «Monte San Francesco sopra Velate», citato nel testo ed in «Bibliografia».
  5. Varese, Monte S. Francesco, Basamento della Torre romana, secc. III – V, poi accolta dai Longobardi.
  6. Varese, Monte San Francesco, parte dei resti delle mura del «Limes» prealpino romano – longobardo.
  7. Varese, Monte San Francesco, presumibile ingresso della Chiesa di San Francesco e del luogo di sepoltura prima dei Longobardi («in pertica»), quindi, dei frati francescani.
  8. Il Sacro Monte che si intravvede dal Monte S. Francesco proprio dall’«area archeologica»
  9. Varese, Monte San Francesco, la «zona archeologica», resto della torre del «Limes» prealpino.
  10. Sacro Monte di Varese, Convento delle «Romite» costruito nell’area dove si trovava la quarta torre del «Limes» attorno a Varese.
  11. La «Torre di Velate» sec.XI, in una foto degli anni Cinquanta del Novecento.
  12. La «Torre di Velate» sec.XI, particolare della sommità.
  13. La «Torre di Velate» sec.XI, nell’insieme.
  14. Miniatura che ritrae lo storico Longobardo Paolo Diacono.
  15. Corredo funebre di una sepoltura longobarda: quando il corpo del guerriero era disperso, invece, veniva piantata una pertica con la colomba sulla cima rivolta verso il luogo ove l’uomo era presumibilmente scomparso, come scritto nel brano.
  16. La regina Teodolinda: scultura conservata nel Museo del Duomo di Monza. Si noti che la regina regge proprio un modello della chiesa da lei fatta erigere, come fece anche la Regina Rodelinda citata in questo capitolo.