di Bruno Belli
Abbiamo accennato nel precedente capitolo come, nel borgo varesino, tra il XII ed il XIII secolo, furono avviate anche opere d’assistenza come l’«Ospedale» per gli indigenti che fu fondato al Nifontano, primo esempio in città di ricoveri per gli ammalati, al quale ne seguiranno ben sei.
Dato il percorso storico cronologico che stiamo facendo, mi limiterò qui a parlare dei primi due la cui fondazione è posta entro il XIII secolo.
«Ospedale del Nifontano››.
L’«Ospedale del Nifontano», quindi, fu un importante passo avanti nel sentire civico della comunità. «Nifontano» deriva dalla locuzione latina «Ad novem fontanas» («Alle nove fonti»), ed è una zona tuttora nota della castellanza di Bosto i cui abitanti, ben presto, trasformarono il latino nella comune parlata («dialetto») «nifontano».
Secondo la tradizione germanica, i cui popoli erano scesi più volte nelle nostre zone, come abbiamo ricordato, il motto «Im Wasser ist Heil» («nell’acqua è la salvezza»), tuttora scolpito sull’antica fontana della sorgente di «Bad Peterstal», celebre ed elegante paesino nella Foresta Nera, fu acquisito anche dai «Frati ospitalieri»: Alberto da Brignano, appartenente a tale ordine, si persuase a fondare, dove appunto si trovavano nove fonti, preziose per l’igiene sanitaria, un convitto per i malati. Tre anni prima, lo stesso Alberto da Brignano aveva aperto un altro ricovero per malati e pellegrini, menzionato per la prima volta nel 1181, nella frazione Molina di Barasso, nei pressi del «Fontanone», una grossa sorgente che alimenta in parte ancora oggi gli acquedotti di Varese, Barasso, Luvinate e Comerio, dove si trova anche la Chiesa di Sant’Ambrogio costruzione risalente all’XI secolo.
L’atto di fondazione dell’«Ospedale del Nifontano» porta la data del 15 maggio del 1173: tale atto notarile, un accordo tra gli Ospitalieri ed il Prevosto della Chiesa di San Vittore, redatto in latino, ci fa sapere che «frate Albertus qui dicitur de Brignano» fondò l’ospedale che, nel 1347, fu ampliato grazie a lasciti e donazioni. Le cure erano prestate da conversi e suore che, nel tempo libero, lavoravano anche la terra. Siccome da un certo momento la regola che prevedeva di fornire cure e di lavorare la terra non fu rispettata, nel disinteresse dell’amministrazione, l’ospedale decadde al punto di non offrire più né un ricovero né, tanto meno, un’assistenza sanitaria, sebbene cessasse di esistere «de iure» solo il 19 novembre del 1567, quando l’arcivescovo Carlo Borromeo decretò l’accorpamento della struttura con l’«Ospedale di San Giovanni», divenendo «Ospedale dei poveri» dal 1567 e del quale parleremo a suo tempo.
L’«Ospedale del Nifontano» fu aperto su un luogo preesistente fondato dai Templari?
Ricordiamo che la Cappella dell’«Ospedale del Nifontano» era dedicata a San Tommaso Beckett ed a San Giovanni Evangelista. Questa doppia titolazione ci deve ricordare che, a quei tempi, «ospedale» significava luogo di ricovero e di ospitalità, con funzioni eventualmente per lo più di primo soccorso ed anche di sosta per rifocillare pellegrini e viandanti, tanto che i frati – ed i cavalieri appartenenti allo stesso gruppo – erano detti per appunto «ospitalieri», in altre parole «coloro che ospitano». Inoltre, la titolazione a S. Tommaso, che era stato Vescovo di Canterbury, è particolarmente strana in un piccolo borgo dell’Italia settentrionale nel XII secolo. Tommaso Beckett, infatti, fu canonizzato il 12 marzo 1173, solo due mesi prima dell’atto di fondazione dell’ospedale stesso.
Luigi Borri afferma che nell’atto non é indicata l’intitolazione, ma presume che sia stata effettuata nel 1174. Il culto del santo cominciò a essere divulgato solo nel 1180 e risalgono a questa data le prime dedicazioni.
Tra gli studiosi che si sono occupati dell’ospitalità a Varese, Fernando Cova ha ipotizzato che la fondazione dell’Ospedale stesso fosse la conseguenza di un ricovero che già esistesse da alcuni anni e che fosse stato attivato dai «Templari», i soli che avrebbero potuto portare la notizia della canonizzazione così in fretta poiché esistevano rapporti di amicizia tra Tommaso Beckett e l’Ordine.
Come scrive Cova nell’articolo Templari a Varese? forse sì!, del cui testo opero qui una sintesi (vedi Bibliografa), a tale tesi concorrono altri tre elementi:
1. il «Nifontano» si trovava alle porte della città, in una zona di transito sulla strada d’accesso alle valli varesine: la posizione è in linea con la missione templare, essendo stata una zona ricca di acque, soprattutto utile all’igiene dei pellegrini.
2. la decadenza del Nifontano inizia pressoché al tempo stesso della perdita di prestigio dei Templari in Europa.
3. Non lontano dall’ospedale esisteva il monastero benedettino di Capolago di cui non restano tracce. Nel 1185 l’arcivescovo di Milano, Milone da Cardano, rifondò tale monastero inviando quattro «cistercensi» legati ai Templari dal comune fondatore San Bernardo.
Sulla rivista «De Strata Francigena» sono stati pubblicati, alcuni anni fa, gli atti del convegno «Dall’Italia a Canterbury, culto e pellegrinaggio italiano per Thomas Becket», dove, nell’intervento «La memoria di S. Tommaso di Canterbury nell’Italia settentrionale», la studiosa Giorgina Pezza, per quanto riguarda Varese, scrive: «La suddetta chiesa risulta intitolata a San Tommaso appena due mesi dopo l’atto di fondazione dell’annesso ospedale del Nifontano, cioè alle nove fontane, edificato nel 1173 in una zona di transito sulla strada di accesso alle valli varesine. Gli indizi sull’ospedale portano a vedere una relazione tra questo e l’Ordine dei Templari e tra il declino del medesimo e la perdita di prestigio dei Cavalieri del Tempio».
Nello stesso saggio si ricorda come il culto di san Tommaso Becket fosse radicato sul territorio: infatti, a Tradate, all´interno del complesso del Castello Pusterla-Melzi, nella chiesa di «Santa Maria di Castello», il santo è effigiato nella cosiddetta «Arca Pusterla», monumento funebre in marmo dedicato a Tommaso Pusterla, usato in seguito come pala d’altare realizzata verso il 1360.
A Como, inoltre, sono presenti sia alcune reliquie, sia una statua del santo nella Chiesa di san Giorgio, dove si trovano anche affreschi con episodi della sua vita.
Fino a qualche anno era visibile l’affresco che si trovava su di una parete del caseggiato del Nifontano in viale Europa dove sorse un tempo l’Ospedale ora, purtroppo cancellato dal tempo, tra l’indifferenza generale.
«Ospedale di San Giovanni».
L’«Ospedale di San Giovanni», invece, fu fondato nella seconda metà del XIII secolo dagli «Scolari di San Giovanni Evangelista», nei pressi della chiesa di San Cristoforo, non lontana dal Battistero dedicato a sua volta allo stesso santo il cui culto era particolarmente sentito nelle nostre zone. La prima citazione che abbiamo dello stesso risale al testamento del mercante Paxius de Ossona, redatto nel 1290 che lasciava un legato anche all’ «Ospizio di Sant’Erasmo» di Legnano. In entrambi i luoghi – quello di Varese e l’altro di Legnano – operava un’associazione di laici che assistevano gli infermi e soccorrevano i bisognosi.
Del complesso ospedaliero e della chiesa, situati nell’area compresa tra le attuali via Marconi e piazza Marsala, non resta traccia, dopo le demolizioni degli anni Sessanta del Novecento.
La Chiesa di San Cristoforo fu vittima, comunque, come altri edifici sacri varesini, già della soppressione degli ordini religiosi decretata verso la fine del Settecento da Giuseppe II.
Dopo meno di un secolo, nel 1657, l’«Ospedale di San Giovanni», già chiamato «Ospedale dei poveri», traslocò presso «Porta Regondello» (l’attuale via Donizetti), e nell’edificio ormai lasciato libero furono aperte le «scuole pubbliche» che durarono poco: furono chiuse dopo soli cinque anni perché, approfittando della gratuità della frequenza, molte famiglie varesine non abbienti preferivano mandare i figli a scuola piuttosto che avviarli al lavoro, con un onere per le casse pubbliche che i notabili del borgo non intendevano sostenere.
Bibliografia minima (per approfondire):
- AA.VV. Varese: vicende e protagonisti, Bologna, Edison, 1977
- Luigi Ambrosoli, Varese, storia millenaria, Varese, Macchione Editore, 2002
- Mario Bertolone, Varese, le sue castellanze e i suoi Rioni,Milano, Faccioli, 1952
- Leopoldo Giampaolo, Varese. Sintesi storca, Varese, Litotipografia Verbano, 1977
- Fernando Cova, Templari a Varese? forse sì!, in www.rmfonline.it, del 17.04.2011
- Giorgina Pezza, La memoria di S. Tommaso di Canterbury nell’Italia settentrionale, in Atti del convegno «Dall’Italia a Canterbury, culto e pellegrinaggio italiano per Thomas Becket», Firenzelibri, 2004
[Le singole foto, alcune tratte dalle pubblicazioni in Bibliografia, altre di mia proprietà o reperite nel web sono accompagnate come sempre da didascalie e da qualche notizia specifica in relazione al testo].
- Fotografia del Primo Novecento del complesso di Case al Nifontano dove sorgeva un tempo l’«Ospedale» edificato nel 1173.
- In questa fotografia antecedente alla realizzazione del Palazzo edificato tra Piazza Monte Grappa e il Battistero si vedono le case che facevano parte dell’edificio dove era sorto l’«Ospedale di San Giovanni» e, quindi, nel 1657 le prime scuole pubbliche chiuse dopo 5 anni. Siamo pressappoco dove via Marconi sfocia in pazza del Battistero: si noti, infatti, a destra parte della base del campanile di San Vittore.
- Fotografia di quanto restava, alcuni anni fa, dell’affresco dedicato a «S. Tommaso Becket» nel complesso di case al Nifontano dove era sorto l’«Ospedale» intitolato al santo stesso. Ora l’affresco non è più visibile: è scomparso, mai restaurato, nell’indifferenza generale. La foto è di Fernando Cova da www.sitobosino.altervista.org.
- In questa miniatura medievale sono ritratti gli «Ospitalieri» nelle vesti di «cavaliere» e di «frate». Alla branca religiosa apparteneva, appunto, Alberto da Brignano, fondatore, nel 1172, dell’«Ospedale» al Nifontano.
- Disegno che ritrae l’abito dei frati dell’ordine di San Giovanni ospitaliere.
- Barasso, frazione Molina, il luogo presso il «Fontanone» dove sorse l’Ospedale, sempre dedicato a San Giovanni, fondato anch’esso da Alberto da Brignano.
- Barasso, frazione Molina, interno della «Chiesa di S. Ambrogio», del secolo XI, accanto alla quale fu edificato l’Ospedale. La Chiesa ne divenne la Cappella per il culto.
- Miniatura medievali conservata a Forlì, dove è ritratta la scena dell’uccisione di Tommaso Becket.
- Affresco presso l’Oratorio di Anagni, dove in Italia nacque il culto di S. Tommaso Becket.
- La «Via Francigena» che interessò anche il territorio di Varese e, secondo la studiosa Giorgina Pezza, proprio il «ricovero ospedaliero» del Nifontano.
- Tradate. All´interno del complesso del Castello Pusterla-Melzi si trova l´antica chiesa di S. Maria in Castello le cui prime vestigia risultano essere antecedenti al castello stesso. Della chiesa si hanno notizie certe solo a partire dal 1358, anno in cui Tommaso Pusterla, durante i lavori di costruzione del castello, procedette anche alla ristrutturazione completa dell´edificio preesistente. Della costruzione originaria e dei rimaneggiamenti successivi non é rimasto niente: Barbara Melzi nel 1879, dovendo procedere ad un consistente intervento di restauro e di recupero della struttura, fece riedificare completamente la chiesa ed il campanile. Dunque, l´aspetto odierno é quello ottocentesco: un edificio a navata unica a cui si accede mediante una ripida scalinata. Al suo interno, la chiesa conserva comunque opere antecedenti la sua ultima riedificazione, la principale delle quali é l´«Arca di Tommaso Pusterla». Il monumento funebre del componente della famiglia Pusterla che edificò il castello adiacente e riedificò la chiesa stessa, é oggi utilizzata come pala dell´altare. L´opera, risalente agli anni attorno al 1360, é stata realizzata in marmo bianco ed é attribuita ai maestri della Scuola Campionese, gli stessi che avevano scolpito il Fonte battesimale tuttora conservato nel «Battistero di San Giovanni» a Varese.
- L’antico «Ospizio di S. Erasmo» a Legnano, citato nel medesimo testamento di Paxio de Ossona, che beneficava questo e l’«Ospedale di S. Giovanni» a Varese.
- L’antico «Ospizio di S. Erasmo» a Legnano, con le aggiunte fatte dalla Famiglia Lampugnani nel XVI secolo, come appariva prima della demolizione effettuata nel Novecento.
- Tempietto con le fonti minerali curative presso Bad Peterstal, dove è scolpito il motto «Im Wasser ist Heil» («nell’acqua è la salvezza»).














