Quando Varese fu al centro della diplomazia europea

di Samuele Corsalini

Nel Settecento Varese era un borgo commerciale in crescita o una località di villeggiatura ante litteram. Ma per alcune settimane dell’estate 1752 divenne addirittura il fulcro di una delicata partita diplomatica internazionale, ospitando il congresso che avrebbe portato alla firma del Trattato di Varese, destinato a ridefinire in modo definitivo i confini tra il Ducato di Milano e i territori svizzeri del Ticino.
Per oltre due secoli, quelle linee di confine erano rimaste vaghe, solo teoriche. Mancavano mappe certe, cippi sul terreno, riferimenti condivisi. Il risultato era una lunga scia di contese, sconfinamenti, proteste e tensioni che coinvolgevano comunità locali, autorità civili e governi. La questione si trascinava fin dall’inizio del Cinquecento, quando le incursioni dei Cantoni svizzeri in Lombardia avevano mutato gli equilibri politici dell’area alpina.

Fu Maria Teresa d’Austria, con la sua visione riformatrice e pacificatrice, a decidere che quella disputa doveva essere finalmente risolta.
La scelta della sede del congresso cadde su Varese, città strategica, logisticamente adatta e politicamente neutra. A guidare la delegazione milanese fu il senatore Gabriele Verri, uomo di grande esperienza, prudente e dotato di fine sensibilità diplomatica. Per la Confederazione elvetica arrivò il capitano Joseph Anton Heinrich, rappresentante dei Cantoni interessati.

Figura 1 – Maria Teresa D’Austria
Dal giugno all’agosto del 1752, Varese visse settimane insolite.
Il borgo si animò di delegazioni, tecnici, funzionari, geometri e curiosi. Le trattative furono complesse. Si discussero mappe antiche, si percorsero monti e vallate, si confrontarono documenti d’archivio e rilievi sul campo. Non mancarono momenti di rigidità e diffidenza, mitigati da ricevimenti, conviti e occasioni mondane voluti dal governatore di Milano per mantenere un clima favorevole.
Dopo quarantacinque giorni di lavoro, il 2 agosto 1752, il trattato venne finalmente firmato.
I confini tra la Lombardia e il Ticino furono tracciati con precisione, ponendo fine a una delle più lunghe controversie territoriali dell’Italia settentrionale. Varese, per un breve ma intenso periodo, aveva svolto un ruolo da protagonista nella grande politica europea.

Figura 2 – Facciata del trattato sottoscritto nel 1762
Quel momento segnò anche l’inizio di una nuova fase per la città. Pochi anni dopo, nel 1765, Varese venne infeudata a Francesco III d’Este, duca di Modena e governatore della Lombardia austriaca. Una scelta voluta da Maria Teresa d’Austria, che portò sviluppo, prestigio e nuove ambizioni aristocratiche, ma che allo stesso tempo pose fine a una tradizione secolare di autonomia cittadina.

Figura 3 – Francesco III d’Este
Figura complessa e controversa, Francesco d’Este scelse Varese come luogo di ritiro negli ultimi anni della sua vita. Promosse il teatro, la tipografia, una certa vita di corte, ma lasciò un’impronta ambivalente nella memoria cittadina. Ancora oggi il suo ritratto domina il Salone Estense, sede del Consiglio comunale, simbolo eloquente di una città che continua a interrogarsi sul proprio passato.