L’Editoriale di Marco Tavazzi
Ognuno di noi possiede almeno una vecchia scatola, dimenticata in qualche angolo di casa, dove custodire qualche piccolo ricordo. Spesso non si tratta di cose intime, ma piccoli pezzi della nostra vita, tenuti da parte non si sa bene per quale ragione, se non per quella tendenza umana a conservare – la memoria? – che è insita in ognuno di noi.
Così, l’altro giorno, aprendo una di quelle scatole, mi sono imbattuto in un cimelio nemmeno troppo antico – correva l’anno 2007 – se non per il fatto che in poco meno di vent’anni il mondo è cambiato, sotto molti aspetti, in maniera radicale, quel tanto che basta da far sembrare il 2007 l’anno di un’altra era geologica.
Dal punto di vista dell’informazione, anzi diciamo del giornalismo vero e proprio, siamo sicuramente ai margini di un’epoca completamente diversa.
Il cimelio in questione è l’ultimo numero del settimanale “Luce!”, periodico d’informazione generalista e d’ispirazione cattolica, che ha chiuso i battenti, appunto, il 30 settembre 2007, dopo aver attraversato quasi tutto il Novecento ed essere approdato nel nuovo millennio, unico giornale ad avere superato questa soglia insieme a “La Prealpina”.
Conservare l’ultima copia di un giornale è fondamentale, così come la prima, per tenere viva la memoria del ruolo svolto dall’organo di informazione nella nostra comunità.
Ancora di più oggi che stiamo assistendo alla riduzione sempre più drastica della presenza di giornali cartacei.
Rimango dell’idea che il giornalismo, per essere tale e compiere fino in fondo la sua missione di offrire non solo informazioni, ma anche capacità critica di ragionamento, abbia bisogno sia del web che della carta. Strumenti che offrono due modi diversi ma entrambi importanti per fruire della parola come strumento di conoscenza.
Se il web offre la possibilità di superare i confini e diffondere le nostre storie verso un pubblico sempre più ampio, il giornale cartaceo, per quanto sempre più di nicchia, rappresenta la lettura lenta, che ci aiuta a rimanere inchiodati su quella parola, su quella frase anche per diversi minuti, magari, senza la tentazione di saltare con un tocco digitale da qualche altra parte. La carta svolge un ruolo fondamentale nella crescita della persona e, senza nulla togliere al web (ci mancherebbe, vi sto scrivendo da un giornale online e i pregi dello strumento sono ben noti a tutti), sfogliare un libro o una rivista rimane un’esperienza importantissima per la crescita umana e culturale delle persone.
Tornando al punto di partenza, l’ultimo numero di “Luce!”, mi sono soffermato sul titolo di congedo, che recita «C’è un posto vuoto tra i giornali».
L’amara constatazione di oggi, a quasi vent’anni di distanza: anche le edicole ormai stanno scomparendo.
Di fronte al mondo dell’informazione che cambia in modo sempre più radicale e, soprattutto, di fronte al rischio che l’informazione corretta e veritiera venga svilita dall’oceano delle fake news, è compito del giornalismo essere voce critica e attenta per raccontare fatti e notizie, per supportare idee, nell’interesse di tutti i cittadini.
Perché la libertà di una società si misura anche dalla capacità di avere e coltivare un buon giornalismo.
