Il Comitato per l’ospedale di Cuasso non si arrende di fronte alla dichiarazione di Regione Lombardia
Il destino dell’Ospedale di Cuasso al Monte torna al centro del dibattito pubblico dopo i recenti sviluppi che sembrano tracciarne una chiusura definitiva da parte di Regione Lombardia. Una decisione che il Comitato per l’Ospedale – organizzazione costituita da ex dipendenti, pazienti e cittadini convinti del valore dello storico nosocomio – accoglie con profonda preoccupazione, non solo per la perdita di servizi sanitari, ma per il rischio di cancellare un patrimonio identitario che appartiene alla storia della provincia varesina.
Il complesso sorge in un contesto naturale unico, circondato da un milione e duecentomila metri quadrati di foresta nel cuore del Parco delle Cinque Vette: l’Ospedale di Cuasso al Monte non è mai stato un semplice edificio, ma un vero “polmone verde” dedicato alla salute. Storicamente nato come sanatorio per la cura delle malattie polmonari grazie alla qualità dell’aria, nel corso del Novecento si è evoluto in un centro di eccellenza per la pneumologia e la riabilitazione post-coma, divenendo un punto di riferimento ambito per l’alta specializzazione delle sue cure.
All’interno del complesso, tra i 23 mila metri quadri di superficie, svetta anche una graziosa chiesa, simbolo di un’attenzione integrale alla persona che ha caratterizzato secoli di assistenza.
Un aspetto che il Comitato sottolinea con forza riguarda l’origine della struttura: gli stabili furono donati dalla Croce Rossa Italiana alla Regione con il preciso mandato di farne un luogo di cura a disposizione di tutta la cittadinanza. La prospettiva di un abbandono o, come paventato, della demolizione della parte non monumentale, viene percepita come un tradimento del valore originario di quel dono. Onorare tale lascito significherebbe preservare la missione di salute pubblica per cui il complesso è stato concepito, evitando che un’area così vasta e servita (dotata persino di eliporto e ampi parcheggi) venga sottratta all’uso collettivo.
La scelta di dismettere il presidio solleva inoltre interrogativi sulla gestione delle risorse pubbliche. Negli ultimi anni ingenti finanziamenti sono stati stanziati per ristrutturazioni e progetti di rilancio. Il timore è quindi anche che la chiusura possa vanificare i milioni di euro già spesi, trasformandoli in uno spreco di denaro pubblico su edifici di cui la comunità non potrà più fruire.
In un territorio della Comunità Montana del Piambello che conta circa 70.000 abitanti, il Comitato evidenzia la necessità di servizi socio-sanitari e riabilitativi di prossimità, ribadendo che la telemedicina e l’ossigenoterapia — ambiti in cui Cuasso è stata pioniera — potrebbero rappresentare ancora oggi la chiave per un rilancio sostenibile. Inoltre è situato in un’altra area di Cuasso il centro di eccellenza per la cura delle malattie alimentari che presenta una lista di attesa di un anno per il numero limitato di posti letto: perché non ospitare anche tali tipi di cura in uno degli edifici dell’Ospedale?
Infine la stessa presenza di ampie zone boschive in cui è immerso il complesso potrebbe consentire la realizzazione di un impianto a biomassa, rendendo la struttura autonoma o quasi per la propria necessità energetica.
Nonostante le notizie sconfortanti emerse dagli ultimi incontri istituzionali, il Comitato non perde le proprie speranze e l’obiettivo rimane quello di un dialogo che porti a un rafforzamento della medicina territoriale, integrando formazione e ricerca in una struttura che possiede già i requisiti logistici per essere un ospedale elettivo di eccellenza.
La salvaguardia della salute, come sancito dall’articolo 32 della Costituzione, resta la bussola per rivendicare un futuro in cui il complesso di Cuasso al Monte possa continuare a essere un bene comune, vivo e funzionale.
