“Nessuno tocchi Medusa”: a Varese la mostra che ribalta il mito

Cosa sappiamo del mito di Medusa? Di lei ci è stata tramandata un’immagine ferale, brutale e malvagia. Un mostro capace di pietrificare con lo sguardo, uccisa da Perseo e la cui testa venne usata da Athena come trofeo sul proprio scudo: queste sono le cose che vengono principalmente ricordate.
Eppure, esiste una verità che non viene mai neppure presa in considerazione.

Medusa era in principio una gorgone, giovane bellissima e sacerdotessa devota di Athena. Nettuno venne rapito dal fascino di questa semidea (che mai gli aveva dato adito a voler ricevere attenzioni) e così la profanò all’interno del tempio. Violata e oltraggiata nel luogo dove maggiormente si sentiva protetta, venne trasformata dalla dea in una creatura così orrenda da essere allontanata da tutti, e causa di morte per chiunque l’avesse anche solo scorta di sfuggita.
Una punizione disumana, priva di qualsiasi possibilità di grazia ed inflitta senza colpa alcuna.

Anemos Italia odv celebra questa tragedia donando a Medusa una nuova dignità e rinascita attraverso una meravigliosa e suggestiva mostra fotografica. “Nessuno tocchi Medusa”, è un percorso visivo e simbolico che intreccia arte e impegno civile, invitando alla riflessione e alla condivisione sul mito della Gorgone maledetta.
La mostra, ideata dal fotografo Simone Brazzorotto, propone un rovesciamento di prospettiva classica: la creatura mostruosa diventa dunque simbolo di resilienza, autodifesa e rinascita. Oltre il mito che la vuole relegata ad un destino atroce, oltre il giudizio che spesso subiscono le vittime di violenza.

L’esposizione fotografica è stata inaugurata il 14 aprile alle ore 17.30 al collegio universitario Carlo Cattaneo di Varese, in via Dunat 7. Per una settimana, fino al 19 aprile compreso, sarà possibile ammirare le diverse riproduzioni fotografiche dalle ore 9 alle ore 19 all’interno di un luogo frequentato da giovani studenti. Una scelta assolutamente non causale e che permette, soprattutto alle nuove generazioni di riflettere e scardinare quei pensieri radicati e antichi in cui la violenza subita non si ferma con l’atto in sé, ma viene perpetrata con l’ostracismo e la condanna sociale.

Se ci pensiamo, la pena inflitta a Medusa non è molto differente dal giudizio a cui sono sottoposte tante vittime. Non sarebbe ora di abbatterlo una volta per tutte?