Il 5 maggio 1821 moriva a Sant’Elena Napoleone Bonaparte. Una data entrata nella grande storia europea, ma che, curiosamente, può essere letta anche da una piccola finestra varesina: quella della Girometta del Sacro Monte.
Secondo la tradizione raccolta e tramandata da Livio Lonati, la Girometta non nacque inizialmente come soldatino. Le sue origini sarebbero molto più antiche e popolari: piccoli oggetti modellati con gli avanzi della pasta delle brazadelle, lasciati ai bambini perché ci giocassero. Da quelle mani infantili uscivano cuoricini, quadretti, animaletti, forme semplici e domestiche. In dialetto si diceva che “i fieu in dre a fa i girumet”: i bambini stanno facendo le giromette.
La forma oggi più nota, quella del piccolo soldato con la piuma in testa, viene invece collegata dalla memoria del borgo al periodo napoleonico. Un tempo ricordato al Sacro Monte come difficile e doloroso: la quiete religiosa turbata, le suore costrette alla fuga, il Santuario profanato dall’uso dei soldati occupanti e diversi oggetti preziosi trafugati. La Provincia di Varese riporta proprio questa tradizione attraverso Marina e Livio Lonati, abitanti e conoscitori della storia locale del Sacro Monte.
Da quel ricordo amaro sarebbe nata la Girometta-soldatino: non un omaggio, dunque, ma quasi una piccola caricatura popolare degli occupanti. Il Gruppo Folk Bosino conferma la tradizione della Girometta come souvenir devozionale del Sacro Monte, fatto un tempo con farina, acqua e una penna colorata di gallina, venduto ai pellegrini lungo la Via del Rosario.
Il Comune di Varese ricorda inoltre le giromette come figurine tradizionali, un tempo di farina e acqua, decorate con lustrini e piume colorate, offerte per la benedizione durante i pellegrinaggi al Sacro Monte.
Oggi le piume non sono più quelle di pollo, per ovvie ragioni igieniche, ma artificiali. E a tenere viva questa tradizione è ancora Marina Lonati, detta Marinella, che continua a realizzarle secondo una ricetta tramandata dagli avi, proponendo anche varianti commestibili più recenti.
Così, nel giorno in cui la storia ricorda la morte di Napoleone, Varese può raccontare una memoria tutta sua: non quella dei grandi eserciti, ma quella di un borgo, di un santuario, di mani bambine e di un piccolo soldatino di farina diventato simbolo di tradizione popolare.
