Muore a Torino il varesino Giulio Bizzozero, padre dell’istologia moderna

L’8 aprile 1901, a Torino, si spegneva Giulio Bizzozero, una delle figure più rilevanti della medicina europea tra Otto e Novecento. Nato a Varese il 20 marzo 1846, Bizzozero fu protagonista di una stagione scientifica decisiva, contribuendo in modo determinante alla nascita dell’istologia moderna e allo sviluppo della medicina preventiva.

Dopo aver conseguito la laurea in Medicina presso l’Università degli Studi di Pavia nel 1866, a soli vent’anni, la sua carriera fu rapidissima: già nel 1867 ottenne la docenza di patologia generale, potendo lavorare in un laboratorio di patologia sperimentale appositamente istituito per lui, segno della considerazione di cui godeva negli ambienti accademici.

Il momento più alto della sua attività scientifica si colloca però a Torino, dove insegnò all’Università degli Studi di Torino. Qui trasformò l’ateneo in uno dei principali centri europei per la ricerca medica. Le sue ricerche portarono alla descrizione delle piastrine del sangue e al chiarimento di importanti meccanismi legati alla coagulazione, oltre a contributi fondamentali nello studio dei tessuti e delle cellule.

Bizzozero è oggi ricordato come uno dei padri dell’istologia e tra i pionieri della medicina preventiva: intuì infatti l’importanza delle condizioni igieniche e sociali nella diffusione delle malattie, promuovendo interventi volti a migliorare la salute delle classi popolari in un’epoca segnata da profonde disuguaglianze.

Il suo nome è legato anche alla storia scientifica italiana per un curioso intreccio familiare: sua nipote Lina Aletti sposò Camillo Golgi, che nel 1906 divenne il primo italiano a vincere il Premio Nobel per la Medicina, anche grazie agli studi sviluppati proprio nel solco della scuola istologica italiana cui Bizzozero aveva dato impulso.

A Varese, la memoria del grande scienziato resta viva: una via tra la Motta e via degli Alpini porta il suo nome e conserva ancora, almeno in parte, la casa natale, testimonianza concreta del legame tra il territorio e una figura che contribuì a portare la medicina italiana ai vertici europei.