di Roberto Leonardi
Massimo Caponnetto, “C’è stato forse un tempo”, la storia dell’amore fra Nino e Bettina
Caponnetto, Edizioni Piagge, 2025.
“C’è stato forse un tempo. La storia dell’amore fra Nino e Bettina Caponnetto”, di Massimo Caponnetto, è un’opera d’intensa delicatezza che intreccia la memoria privata e la storia collettiva, restituendo al lettore
un ritratto profondamente umano di due figure legate da un amore saldo e silenzioso. Il libro inizia con l’incontro timido e sincero tra Antonino Caponnetto (detto Nino) e Bettina Baldi, negli anni ’40, a Pistoia, passando per gli anni di maturazione della loro relazione, fino alle scelte professionali e familiari
che segneranno profondamente la vita di entrambi.
Nel libro, Nino non è solo il magistrato simbolo della lotta alla mafia, che ha costituito il pool antimafia che lavorerà a Palermo all’istruzione del maxiprocesso (con Falcone, Borsellino, Di Lello e Guarnotta),
ma è soprattutto un uomo attraversato dal dubbio. È descritto come una persona mite, riflessiva, profondamente etica, che vive il senso del dovere non come eroismo, ma come responsabilità inevitabile. Il ritorno nella sua Sicilia, da Pistoia, non appare come una scelta gloriosa, bensì come una
decisione dolorosa e di responsabilità, dopo l’uccisione, nel 1983, del giudice istruttore Rocco Chinnici.
Sarà una scelta che comporterà sacrifici affettivi enormi e proprio questo lo renderà umano. Nino, nel 1983, sa che cosa rischia, ma non riesce a sottrarsi. La sua terra lo richiama al dovere. Allo stesso tempo,
Caponnetto padre e marito emerge come una figura fragile, lontana dall’icona retorica dell’eroe senza paura. Sempre al suo fianco la moglie Bettina, il cuore silenzioso del libro. Non è mai in secondo piano.
È una donna forte, consapevole, capace di sostenere scelte che non ha deciso, ma che accetta per amore. Dirà in una delle sue ultime interviste: “mio marito mi ha insegnato che cos’è la dignità”. La sua forza non è rumorosa, ma è fatta di attese, di rinunce, di preoccupazioni taciute, di quotidianità portata
avanti, mentre la storia irrompe nella vita privata. Bettina rappresenta tutte le donne che hanno pagato e pagano il prezzo più alto dell’impegno civile altrui, senza mai essere celebrate, ma sono spesso proprio
queste donne a mettere i loro mariti nelle condizioni di dare il meglio di sé nella vita professionale. Il pensiero non può non andare anche ad Agnese e a Francesca, le mogli di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone.
Lo stile dell’Autore è sincero e toccante. Il romanzo è scritto con delicatezza, ma anche con la coscienza di chi conosce intimamente i protagonisti. La narrazione non è solo biografica, ma diventa quasi un dialogo tra passato e presente, tra valori personali e responsabilità pubbliche. La voce dell’Autore è carica di affetto, di rispetto e di riflessione, mettendo in luce non solo gli aspetti romantici della storia, ma anche la dignità e il coraggio che la coppia ha dimostrato nel corso di tutta la vita.
C’è stato forse un tempo è un’opera che invita a riflettere sul valore dell’amore, sulla responsabilità individuale e sul costo umano delle scelte giuste. È un libro che commuove senza enfasi e illumina senza retorica, lasciando nel lettore una traccia profonda e duratura.
Massimo Caponnetto, figlio di Antonino Caponnetto e Bettina Baldi, scrittore e attore di teatro, collabora da tempo con la comunità delle Piagge e ne cura il progetto “Dentro le
Storie”, che si propone di dare voce ai racconti di vita degli abitanti di questa periferia.
