Una delle ricorrenze religiose più sentite del Mendrisiotto è quella dedicata al Beato Manfredo, nobile proveniente da Settala (Milano) che visse eremita sul Monte San Giorgio. Ma la sua figura è molto cara anche a diverse comunità del Varesotto e la sua vita, o meglio la sua morte, merita di essere raccontata perché il suo corpo fu duramente conteso dalle comunità al di qua e al di là del confine e a placare gli animi fu una soluzione alquanto originale. Ma partiamo dall’inizio…
La data di nascita di Manfredo viene collocata tra la prima e la seconda metà del XII secolo. Egli era membro della nobile famiglia dei conti Settala di Milano, proprietaria di un feudo a sud della città (la nobile casata è ancora oggi rappresentata sullo stemma del comune di Settala). Manfredo compì gli studi nel seminario di Milano, fu ordinato sacerdote dall’arcivescovo Galdino, (divenuto poi santo) attorno al 1170 e successivamente destinato all’incarico di parroco di Cuasso, un territorio della Valceresio appartenente alla diocesi di Milano e che allora comprendeva le parrocchie di Cuasso al Piano, Cuasso al Monte, Brusimpiano, Porto Ceresio e Besano.
Proprio durante il periodo di sacerdozio in Valceresio Manfredo prese però la decisione di trascorrere il resto dei suoi giorni tra preghiere e silenzio, vivendo così da eremita sul vicino Monte San Giorgio. Siamo negli ultimi anni del XII secolo, periodo di grave carestia a causa di particolari fattori climatici. E proprio durante la drammatica penuria di cibo che stava stremando le comunità residenti a valle è da ricondursi il più famoso dei miracoli attribuiti al beato Manfredo.
Le donne di Riva san Vitale salirono fino alla cima del Monte San Giorgio per chiedere al pio eremita aiuto per sé e per i propri figli, stremati per la mancanza di cibo. Il beato invitò le donne a raccogliere le pietre che si trovavano a terra, le benedisse e chiese che fossero cotte nei forni presenti nel paese. Il miracolo si compì quando, al posto di semplici sassi, furono sfornate fragranti pagnotte che sfamarono l’intero villaggio.

Il miracolo del pane ha dato vita ad una ricorrenza che sopravvive ancora oggi: attorno al 27 gennaio, data della morte del beato Manfredo, viene distribuito ai forni di riva San Vitale un pane benedetto destinato a tutta la comunità. Vi sono diversi altri miracoli il cui racconto è giunto fino ai giorni d’oggi, come quello in aiuto alla comunità di Olgiate Comasco che ottenne la liberazione da una terribile epidemia, ma il prodigio più famoso è quello legato alla morte del beato.
Nella mattinata del 27 gennaio 1217 le campane delle chiese di tutti i paesi attorno al Monte San Giorgio si misero a suonare da sole. Gli abitanti dei vari paesi, immaginando che fosse avvenuto qualcosa al beato Manfredo, si recarono sulla cima del monte e lo trovarono senza vita, ancora inginocchiato in preghiera; nel momento esatto del ritrovamento del corpo le campane smisero di suonare.
Dovendo quindi decidere dove seppellire il corpo si cominciò a discutere animatamente arrivando addirittura alle mani: Cuasso reclamava la salma perché Manfredo era stato sacerdote nel proprio paese, Meride la pretendeva perché il monte San Giorgio era ubicato sul proprio territorio, Riva San Vitale si appellò a questioni giuridiche.
Non riuscendo a trovare un accordo tra i vari contendenti, fu dunque presa la decisione di affidare agli animali la scelta del luogo della sepoltura del corpo conteso: fatta salire sul monte una coppia di giovani buoi non ancora abituati al traino, fu collocato sul loro collo un giogo e ad esso attaccata una grande slitta su cui fu adagiata la salma di Manfredo.
Era il mese di gennaio e il sentiero fino a valle era innevato, ma si tramanda che gli alberi si piegarono per liberare il passaggio e la neve si sciolse lasciando spazio alla miracolosa fioritura di piante e fiori. I buoi giunsero fino alla chiesa parrocchiale di Riva San Vitale, scegliendo così il luogo della sepoltura e dove a tutt’oggi viene custodito il corpo, all’interno di un’urna sotto la mensa dell’altare maggiore.
A distanza di otto secoli il beato conteso viene ricordato ancora oggi e i miracoli vengono raccontati ogni anno con messe concelebrate da sacerdoti italiani e svizzeri.
L’evento più importante si tiene a Riva San Vitale, dove anche quest’anno, nella mattina di sabato 24 gennaio, avverrà la distribuzione del Pane del Beato e domenica 25 vi sarà la tradizionale Sagra del Beato Manfredo Settàla, con l’esposizione del corpo del beato alla venerazione dei fedeli presso la chiesa e la presenza delle tradizionali bancarelle in tutto il centro storico.
