L’ETA’ ROMANICA – Attorno al 1170, in anticipo di tre anni sulla costruzione del primo ospedale varesino al Nifontano, nella frazione Molina di Barasso il frate ospitaliero Alberto da Brignano pose le fondamenta di un ostello per la cura dei malati. Come l’ospedale varesino, eretto alle “nove fontane” di Bosto, anche quello di Barasso fu edificato per ragioni igienico-sanitarie in una zona ricca d’acqua quella del “Fontanone”, una grossa sorgente che alimenta in parte ancora oggi gli acquedotti di Varese, Barasso, Luvinate e Comerio. Accanto all’ospedale fu costruita una chiesa dedicata a Sant’Ambrogio. Per oltre due secoli, tra la metà del XII e la fine del XIV, l’Ospedale dei Poveri ebbe un’importanza “internazionale” in quanto luogo di rifugio e di cura per i pellegrini che percorrevano la Via Francigena. Quando, verso la fine del Trecento, cessò l’attività ospedaliera per la partenza dei frati, la chiesa di Sant’Ambrogio fu parzialmente ristrutturata con la sostituzione, frequente in età rinascimentale, dell’abside semicircolare romanica con una rettangolare e fu successivamente arricchita di numerosi affreschi. Il più prezioso, posto in una nicchia e a lungo tenuto nascosto, e preservato, da un muro, raffigura una Natività ed è stato restaurato di recente. Quando, sul finire del Cinquecento, l’arcivescovo Carlo Borromeo venne in visita pastorale nel Varesotto trovò la chiesa di Sant’Ambrogio ancora in buone condizioni, al punto che “faceva concorrenza” nelle funzioni parrocchiali alla chiesa maggiore di San Martino, pure sviluppatasi da una cappella preromanica. Purtroppo, degli affreschi absidali visti da San Carlo sono rimaste scarse tracce, tra cui una figura cinquecentesca di Sant’Ambrogio mentre, sulla parete meridionale, sono ancora visibili affreschi devozionali dedicati alla Madonna di Loreto, a San Cristoforo, a San Rocco e a San Michele. La facciata romanica a capanna fu “slanciata” mediante un innalzamento del tetto nel XIX secolo.
