di Samuele Corsalini
Lo sapevi che, tra gli anni Quaranta e Cinquanta, Varese fu uno dei laboratori più osservati della psichiatria italiana e internazionale? Al centro di quella stagione si trovava l’Ospedale Neuro-Psichiatrico Provinciale di Bizzozero e la figura del suo direttore, Adamo Mario Fiamberti, medico brillante, ambizioso, convinto sostenitore delle terapie biologiche e degli interventi più radicali disponibili all’epoca.

Figura 1 – Entrata dell’Ospedale Psichiatrico
In un periodo in cui la malattia mentale era ancora legata all’isolamento e alla custodia più che alla cura, a Bizzozero si sperimentavano coma insulinico, elettroshock, farmaci convulsivanti e nuove tecniche neurochirurgiche. Proprio qui Fiamberti mise a punto la leucotomia transorbitale, un intervento che consentiva di “tagliare” alcune fibre del cervello passando dall’orbita dell’occhio, senza aprire il cranio. Una procedura rapida, ripetibile, che attirò l’attenzione di ospedali italiani e stranieri, presentata come una possibile soluzione per i casi più gravi di schizofrenia, agitazione e delirio..

Figura 2 – Il progetto dell’Ospedale Psichiatrico
Oggi quella pratica è considerata uno dei capitoli più oscuri della storia della medicina. Anche allora non mancavano le critiche. Molti neurologi mettevano in dubbio le basi scientifiche dell’intervento e denunciavano il rischio di trasformare i pazienti in individui docili ma privati di parti essenziali della loro personalità. Eppure, in un’epoca priva di psicofarmaci efficaci, la psicochirurgia appariva a molti come l’unica risposta possibile.

Figura 3 – L’Ospedale fu costruito (1935) in un’area isolata della città
Accanto alla chirurgia, Fiamberti promosse anche la cosiddetta psicoterapia d’ambiente. Tramite lavoro nei campi, laboratori, attività interne all’ospedale, attraverso una struttura apposita creata per dare una parvenza di vita normale ai pazienti. Un tentativo, per certi versi avanzato, di restituire dignità ai malati, pur dentro un sistema che restava fondato sulla reclusione e sul controllo.

Figura 4 – Il Professor Fiamberti esegue un’operazione
Col passare degli anni, tuttavia, le terapie di shock e la psicochirurgia mostrarono tutti i loro limiti. Con l’arrivo dei nuovi farmaci e con il cambiamento culturale degli anni Sessanta, quel modello cominciò a crollare. Il movimento di riforma guidato da Franco Basaglia portò nel 1978 alla chiusura definitiva dei manicomi. Anche Bizzozero, simbolo di quella stagione, venne dismesso.
Resta oggi una storia complessa e scomoda. Fu una stagione di grande slancio scientifico, ma anche di illusioni, di azzardi sulla pelle dei più fragili. Il confine tra cura e violenza terapeutica fu reso pericolosamente sottile. E ancora oggi ci si interroga riguardo il rapporto tra medicina, potere e dignità della persona.
