Le mille storie del Calandari d’ra Famiglia Bosina

di Paolo Costa

Aneddoti, vicende inedite, luoghi e personaggi di una Varese da amare

Cos’è il Calandari? Non è un libro di storia, anche se racconta tante storie. Non è un libro solo rivolto al passato, perché contiene anche interviste e articoli su problemi di grande attualità e con uno sguardo sul futuro. E’ un annuario, ma con la bellezza di trecento pagine. “Il Calandari d’ra Famiglia Bosina – dice il curatore Carlo Zanzi – è il libro varesino con più storia. Esce infatti ininterrottamente ogni anno dal 1956, da quando cioè settant’anni fa la neonata Famiglia Bosina decise di pubblicare un calendario che via via negli anni, grazie alla collaborazione di giornalisti, storici, uomini di cultura, narratori e poeti, si è arricchito di contenuti tanto da diventare un volume con spunti di riflessione, idee e analisi competenti per la Varese che verrà“.

A ispirare gli articoli possono essere un anniversario oppure la riscoperta di un personaggio o di un angolo di territorio. Sull’ultimo numero, un volume con tantissime illustrazioni, si vanno per esempio a scoprire vicende inedite di Dario Fo nel centenario dalla nascita. Ma ci si imbatte anche in nomi imprevedibili come quello di Vittorio Centurione Scotto. Costui, che varesino non era, si è distinto come intrepido e avventuroso aviatore. Ed è finito nel Calandari soprattutto per essere stato l’amante di Liala, che a lui si ispirò prima di piangerlo perdutamente dopo l’improvvisa morte avvenuta durante il collaudo di un Macchi M39. Storie di tanti anni fa, con agganci all’attualità. Cosa che vale anche per altri due argomenti, approfonditi attraverso aneddoti godibilissimi e un lavoro notevole di scavo di documenti storici: l’abbattimento del Teatro Sociale cittadino (perdita che oggi pare irrecuperabile) e l’epoca delle linee tramviarie del varesotto, con un focus sul percorso Varese-Luino. Fedelmente alla grande vocazione sportiva di Varese, ecco inoltre la proposta di molte pagine dedicate alla gloriosa storia delle squadre ciclistiche col marchio Ignis di patron Giovanni Borghi, dello sponsor Confezioni Bianchi di Pasquale Bianchi (un autentico benefattore dello sport amatoriale e dilettantistico) e della nascita del basket femminile in città. Ma limitandoci a questi cenni si fa sicuramente torto a tanti altri contributi, ognuno dei quali impreziosisce il volume.

In realtà, proprio per l’abbondanza dei suoi contenuti, il Calandari va consultato, messo lì sul comodino e ogni tanto sbirciato, letto e riletto. E’ davvero un tesoro di scoperte. “La Famiglia Bosina e il Calandari –ha detto il Regiù Luca Broggini– sono un invito quotidiano a ritrovarsi, a trasmettere memoria e a generare legami. Perché una comunità di valori non nasce per caso: cresce grazie a chi sceglie di esserci, con passione e appartenenza”.

Nel mese scorso alcuni autori hanno raccontato alcune delle storie del Calandari in una sorta di aperitivo pubblico presso la Biblioteca della Scuola Anna Frank. La sala stracolma e i convinti applausi hanno certificato la bontà di quello che poteva essere ritenuto un esperimento. E che si è così rivelato come un evento assolutamente da ripetere. Dunque, chi ne ha la possibilità (biblioteche, centri culturali o associazioni) si faccia avanti. Responsabili e autori del Calandari sono disponibili a replicare.