di Jenny Santi
Oltre 200 km di piste già concluse ed altrettante pianificate per riscoprire il nostro territorio, divenire meta turistica d’eccellenza e connetterci con le grandi dorsali nazionali ed internazionali
Se c’è un merito che bisogna riconoscere alla Provincia di Varese negli ultimi anni è quello di avere riscoperto con crescente consapevolezza il valore della mobilità lenta come strumento capace di coniugare qualità della vita, tutela del paesaggio ed una convincente promozione turistica.
Le piste ciclopedonali non sono più soltanto infrastrutture dedicate al tempo libero, ma veri e propri itinerari di scoperta, che permettono ai residenti di riappropriarsi dei propri luoghi e ai turisti italiani e stranieri di conoscere un territorio ricco di bellezze naturali, patrimoni culturali e tradizioni produttive.

Di tale ambito si è parlato l’11 dicembre all’interno della chiesa sconsacrata dei Santi Ambrogio e Martino a Cairate, ora auditorium; qui si è tenuto il convegno “Mobilità leggera in Valle Olona – Punto della situazione e prospettive di sviluppo oltre il completamento della pista ciclopedonale da Castellanza a Cantello”, promosso nell’ambito del progetto MOVE ON, di cui è capofila la Provincia di Varese.
Il tema principale è stato il percorso ciclabile regionale n.16 della Valle Olona, di cui il 13 dicembre sono state inaugurate le tratte ancora mancanti: quella dalla Folla di Malnate a Castiglione Olona e quella da Castellanza a Legnano, per un totale di circa 8 km, che si sommano ai 19 km già realizzati tra Castiglione e Castellanza e ai 7 km da Cantello alla Folla di Malnate.
Un tracciato, quello ora completo lungo la Valle Olona, davvero strategico perché può unire la nostra provincia con la Svizzera, con Como e con Milano.
Passando per Cantello/Stabio vi è infatti la connessione con il Canton Ticino (Cantone che nel dicembre 2027 si collegherà anche con Luino attraverso il confine di Fornasette grazie al progetto Interreg Italia-Svizzera “Blu Tresa”), che in questi anni sta investendo nella realizzazione di numerose arterie ciclopedonali attraverso pianificazioni quali quelle dell’agglomerato del Luganese di 5a generazione, della Strategia Bici 2045 e della Strategia regionale per lo sviluppo dei percorsi per mountain bike.
Ad unire la provincia di Varese con Como sarà invece la ciclopedonale Grandate-Malnate, una greenway di circa 16 km che include il vecchio sedime ferroviario che cessò l’attività nel 1966 e che comprende tratti in attesa di sistemazione, tratti su sterrato adatti soprattutto a mountain bike e tratti conclusi come quello già molto utilizzato dai residenti a Villaguardia.
La ciclabile della Valle Olona consentirà infine la connessione con la Città Metropolitana di Milano, attualmente impegnata nel completamento della ciclopedonale n. 15 del Biciplan “Cambio” (finanziata dal PNRR ma in ritardo rispetto alla conclusione prevista nel 2025), che unirà Legnano con Milano passando per San Vittore Olona, Canegrate, Parabiago, Nerviano, Lainate, Pogliano Milanese, Rho e Pero.
Milano, che, grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ha progettato sei nuove linee di ciclabili con altrettanti cantieri aperti (tra cui appunto la ciclopedonale n. 15 per collegare Milano a Varese), è impegnata da anni nella realizzazione di tratte alternative al traffico automobilistico al fine di ridurre le emissioni di CO2 e l’inquinamento, ridurre la sedentarietà dei propri cittadini, creare connessioni con le scuole superiori, consentire l’inclusività delle persone con disabilità (le carrozzine possono infatti fruire con sicurezza delle piste ciclabili con una larghezza di 3,5-4 metri), intercettare le vie delle consegne, il cosiddetto “ciclocargo”.
E la connessione tra Varese e Milano è ancora più importante se si considera il suo collegamento con la ciclovia nazionale VenTo (www.cicloviavento.it ) e con quella europea EuroVelo 5 (https://en.eurovelo.com/ev5 ). VenTo è la dorsale cicloturistica che corre lungo il fiume Po snodandosi tra Venezia e Torino per una lunghezza di 687 km, a cui si aggiungono 45 km da Milano a Pavia lungo il Naviglio pavese, e che con i suoi 732 km sarà l’infrastruttura ciclabile più lunga in Italia. EuroVelo 5, conosciuta anche come “Via Romea Francigena”, è una pista ciclabile parte della rete del programma europeo EuroVelo che, una volta terminata (prevederne una data sarebbe però pura utopia), unirà Londra a Brindisi passando per Milano e Roma e avrà una lunghezza di 3.250 chilometri.
Si comprende quindi l’importanza di saper costruire una rete ciclabile provinciale strutturata e sempre più integrata con i territori limitrofi e le grandi reti internazionali.
Una rete, quella provinciale, che ha effettivamente preso avvio tra il 2006 e il 2011, quando si realizzarono 67 km di piste ciclopedonali sui laghi di Varese, Comabbio e in Valle Olona. Successivamente si arrivò alla definizione di Linee d’indirizzo per una rete ciclopedonale strutturata in dorsali, assi portanti che attraversano il territorio provinciale e, a partire dal 2022, all’adozione di una vera e propria strategia, denominata “bike&walk”.
Le dorsali ciclopedonali, tra tratti già realizzati e tratti in progettazione, mettono in relazione paesaggi, centri urbani, aree naturalistiche protette e luoghi della cultura e hanno nel nome la propria area di sviluppo: Dorsale del Fiume Olona, del Fiume Ticino, dei Laghi Varesini, del Lago Maggiore, Malpensa–Saronnese, del Piambello, del Sempione, del Torrente Lura, delle Valli del Verbano e della Varesina, tutte consultabili sul portale dedicato www.bikewalk.va.it.
La rete delle dorsali è stata inserita nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) e comprende la realizzazione di ben 456 km di rete ciclabile, di cui 201 km ad oggi già esistenti, 40 km già progettati e che verranno quindi realizzati nei prossimi anni, 215 pianificati per una futura progettazione e realizzazione.
A rendersi conto dell’alto potenziale della presenza di una rete ciclabile così capillare ed interessante dal punto di vista paesaggistico è stata la Camera di Commercio di Varese che, con il progetto #VareseDoYouBike (https://varesedoyoubike.it/ ), ha investito negli ultimi anni nella promozione della mobilità lenta su tutto il territorio provinciale con l’individuazione di itinerari turistici, la realizzazione di servizi di supporto (come colonnine di ricarica e segnaletica), la formazione di guide cicloescursionistiche. Proprio per promuovere turisticamente le bellezze naturali e culturali dei nostri territori attraverso la fruizione delle infrastrutture ciclopedonali tra il 9 e l’11 dicembre si è svolto il press tour “Cicloturismo sostenibile sui laghi varesini” con il coinvolgimento di giornalisti di testate nazionali ed estere di stampa, web e televisioni.
L’iniziativa, promossa nell’ambito del progetto Interreg Italia-Svizzera Sustainevents e realizzata da Camera di Commercio di Varese con Fondazione Varese Welcome, ha acceso i riflettori sul potenziale del territorio come destinazione d’eccellenza per il turismo lento e in e-bike.
I giornalisti hanno pedalato lungo le piste ciclabili scoprendo la bellezza del Lago di Varese, di Comabbio e del Lago Maggiore, ma anche sperimentando un racconto del territorio che comprende natura, cultura e saperi locali: dal Lake Museum di Varano Borghi, custode della tradizione ittica e lacustre, alla casa atelier di Lucio Fontana, dalle produzioni agricole di qualità, come lo zafferano ed i vini locali, ai siti di interesse storico e ambientale, come il Museo Archeologico di Angera, l’oasi della Bruschera e la Palude Brabbia, area naturalistica che ha saputo stupire i visitatori per la straordinaria biodiversità.
Appurata l’eccellenza, già oggi tangibile e ulteriormente rafforzata dalle prospettive future, della rete ciclopedonale del territorio provinciale, appare evidente come sia necessario che tutti gli enti competenti lavorini in modo sinergico e professionale per promuovere e rendere pienamente fruibile tutto il potenziale di questo patrimonio infrastrutturale e culturale.

In tale prospettiva i Comuni sono chiamati a individuare e valorizzare sul proprio territorio percorsi capaci di connettere le dorsali provinciali con le aree di maggiore interesse locale: luoghi che ospitano monumenti, parchi e ambiti naturalistici, ma anche scuole, aziende e servizi. Un lavoro indispensabile per sostenere non solo il turismo e il tempo libero, ma anche le tratte quotidiane casa-lavoro e casa-scuola, rendendo la mobilità lenta una reale alternativa negli spostamenti di tutti i giorni per i propri cittadini.
Credere nella mobilità lenta e lavorare in modo coordinato significa anche rafforzare la collaborazione tra enti locali, imprese ed associazioni, e anche saper valorizzare le specificità di ciascun Comune senza rinunciare ad una visione sovracomunale capace di costruire reti ciclabili sempre più interconnesse, continue ed attrattive. In questo percorso un ruolo decisivo è affidato alla qualità e alla completezza della comunicazione: strumenti già esistenti, come i siti istituzionali, devono essere potenziati attraverso mappe più intuitive e accessibili anche ai non addetti ai lavori, arricchite da informazioni sulle opportunità di ristorazione, sulle strutture ricettive e sui luoghi da visitare lungo le dorsali anche in altre lingue.
Resta infine un tema cruciale, spesso complesso da affrontare, ma imprescindibile: quello della manutenzione.
Le piste ciclopedonali devono essere mantenute in condizioni ottimali, sia per quanto riguarda il fondo e le infrastrutture, sia per la gestione della vegetazione che, se trascurata, può comprometterne la sicurezza e l’accessibilità. In un’ottica di economia di scala e di razionalizzazione dei costi, personalmente considero auspicabile l’adozione di appalti pluriennali coordinati a livello provinciale, in accordo con i Comuni, per una manutenzione complessiva di tutta la rete.
Un approccio tanto più necessario se si considera l’impegno economico richiesto per la realizzazione delle opere: il costo medio di un chilometro di pista ciclopedonale si attesta intorno ai 350.000 euro, arrivando fino a 600.000 euro nel caso di tratti su passerella.
In questa prospettiva la mobilità lenta può davvero divenire una leva strategica per rendere accessibile un patrimonio diffuso, rafforzare l’identità locale e valorizzare il territorio varesino, promuovendolo oltre i confini provinciali e offrendolo come esperienza autentica e sostenibile a chi lo abita e a chi lo sceglie come meta di viaggio.
