di Fausto Bonoldi
È il cuore antico del nucleo storico di Comerio ed è ciò che resta di un’abbazia benedettina: la chiesa di San Celso, edificata nell’XI secolo, è un raro e fulgido esempio di architettura romanica lombarda che ha resistito allo scorrere del tempo e al mutare delle “mode”.

Come mille anni fa, l’edificio sacro, molto ben tenuto, è formato da un’aula unica di circa 60 metri quadrati conclusa da un’abside semicircolare, decorata con i tipici archetti. La facciata è a capanna ma resa originale da una lieve asimmetria. Costruita da maestranze del luogo, San Celso mostra però, soprattutto nell’abside e nella torre campanaria, la partecipazione all’opera dei maestri comacini. Due le modifiche significative che non hanno snaturato lo stile romanico dell’edificio: l’apertura, in epoca rinascimentale, di due finestre tonde in luogo delle monofore originarie nella parete settentrionale e l’aggiunta, nel Seicento, della cella campanaria. Delle tre monofore strombate dell’abside, quella centrale fu chiusa nel Cinquecento per consentire la realizzazione di un affresco, una Crocifissione con i santi Celso e Benedetto, tutt’ora conservato. Come detto, la chiesa era parte di un monastero fondato dai benedettini di San Celso a Milano. Quando i monaci, nel Cinquecento, lasciarono Comerio, il complesso abbaziale fu dapprima destinato a carcere e, due secoli più tardi, ceduto a famiglie comeriesi, tranne la chiesa, che dal 1922 è monumento nazionale.
