Intitolata ai nobili Castiglioni la via della Castellanza nobile

di Fausto Bonoldi

La famiglia Castiglioni è entrata nella storia di Varese soprattutto per i tesori, a lungo rimasti nascosti, del Castello di Masnago, che possedettero per mezzo millennio. In principio fu Corrado, figlio del conte Berengario, che ebbe in dono il castello del Seprio: di lì ebbe inizio la storia del ramo varesino della stirpe longobarda, una storia parallela agli altri rami di Mantova, Modena, Ferrara, Genova e Cingoli.

I Castiglioni arrivarono nel borgo prealpino, il più importante nel Contado dopo Castelseprio, da Castiglione Olona, un secolo prima che il loro parente cardinal Branda trasformasse il centro medievale sull’Olona nell’”Isola di Toscana in Lombardia”. Sull’altura di Masnago sorgeva almeno dal XII secolo la torre del “Castrum Masenaci”, eretta come le altre torri di Masnago e la più nota Torre di Velate dalla classe dirigente longobarda del Contado del Seprio per vigilare sulle strade che scendevano dalle Alpi. I Castiglioni acquistarono la fortificazione, forse dai Marliani, nel Trecento, e nel secolo successivo la ampliarono trasformandola in edificio residenziale, al quale furono poi uniti altri corpi di fabbrica, attorno a un cortile interno a pianta trapezoidale.  La “domus magna” sviluppatasi a est della torre è il frutto dell’iniziativa di Giovanni Castiglioni, che nel 1424 sposò Maria Lampugnani, e dei loro due figli Guido e Uberto, di cui la Lampugnani, alla morte del marito, assunse la tutela perché minori e che, nella divisione dei beni con il fratello maggiore Antonio, ottennero la proprietà del castello.

Fu in questo periodo, nella prima metà del Quattrocento, che furono realizzati gli affreschi in stile Gotico internazionale che decorano la Sala degli Svaghi e la Sala dei Vizi e delle Virtù. Nella prima sala sono raffigurati i passatempi di corte tra i quali si distingue una dama intenta a suonare l’organo; nella seconda una grandiosa decorazione mostra il confronto tra Vizi e Virtù, argomento allegorico tipicamente medievale. Sensibili alla cultura i Castiglioni promossero anche la prima “scuola di grammatica”, con un maestro residente, nel borgo di Masnago. Un membro della famiglia, Pietro Maria Castiglioni, e suo figlio Battista contribuirono a scrivere la Cronaca di Varese dal 1525 al 1630, con un’attenzione particolare alla registrazione settimanale dei prezzi dei grani e dei vini, poi ripresa da Giulio Tatto e dall’Adamollo. Altri Castiglioni svolsero nella Varese del Settecento le funzioni di giuristi, notai e amministratori pubblici. Tra essi va ricordato Pietro Francesco Castiglioni il quale, nel 1702, fu membro della delegazione varesina, di cui faceva parte anche il marchese Gabrio Recalcati, che sull’onda della protesta popolare si precipitò a Milano per chiedere, con successo, al re di Spagna Filippo V di “stracciare” la concessione di Varese in feudo a Giovanni Luca Spinola.

Adibito a luogo di villeggiatura dal marchese Giuseppe Castiglioni e della consorte donna Paola Litta, la residenza fortificata subì una nuova trasformazione, accentuata nell’Ottocento dalla costruzione della villa che s’affaccia sul parco. La casata si estinse all’inizio del Novecento con la morte del marchese Paolo Castiglioni e il ramo femminile la vendette nel 1934 ad Angelo Mantegazza, al quale si deve la scoperta e il restauro degli affreschi quattrocenteschi che erano rimasti a lungo coperti.