Il Nobel che passeggiava a Varese: la storia nascosta di Golgi

di Pietro Pitruzzello

Tra targhe, vie e legami familiari, il patologo Giulio Bizzozero e Camillo Golgi raccontano un capitolo poco noto della medicina italiana a Varese

C’è una targa in marmo, discreta, quasi nascosta tra le case di via Giulio Bizzozero. A uno sguardo distratto può sembrare uno dei tanti segni della memoria cittadina, ma basta fermarsi un momento per scoprire che racconta una storia ben più ampia. Ricorda le estati che Camillo Golgi trascorreva a Varese, lontano dai laboratori, in una dimensione più raccolta e silenziosa.

Golgi fu uno dei grandi protagonisti della rivoluzione biologica tra Otto e Novecento. Nel 1873 mise a punto la celebre “reazione nera”, tecnica basata sul nitrato d’argento che rese finalmente visibili le cellule nervose nella loro interezza. Ma il suo contributo non si fermò qui: descrisse con precisione la struttura delle cellule nervose e individuò quello che oggi chiamiamo apparato di Golgi — fondamentale per il traffico intracellulare. Condusse inoltre studi pionieristici sull’infettivologia, in particolare sulla malaria, chiarendo il ciclo del parassita nel sangue umano. Grazie alla sua capacità di correlare i quadri ematologici alla forma clinica, formulò la “legge di Golgi”, dimostrando che l’accesso febbrile avviene in coincidenza con la sporulazione (riproduzione) del plasmodio nel sangue.

Il suo lavoro si inserisce in una stagione straordinaria della scienza italiana, che vide emergere figure come Giulio Bizzozero. Nato a Varese nel 1846, Bizzozero fu un vero talento precoce: a soli 16 anni completò un lavoro sui canali vascolari delle ossa lunghe dei batraci e a 21 anni era già professore incaricato di Patologia Generale a Pavia. Fu tra i fondatori della moderna istologia e patologia cellulare: a lui si deve la scoperta delle piastrine e l’identificazione della funzione ematopoietica del midollo osseo.

I suoi studi sulla proliferazione cellulare anticiparono concetti fondamentali della biologia moderna, mentre le sue osservazioni su microrganismi nello stomaco trovarono conferma solo molti decenni più tardi. Bizzozero ebbe inoltre un’intuizione straordinaria sulla fagocitosi, precedendo di circa dieci anni le scoperte di Elie Metchnikoff. Già negli anni Settanta dell’Ottocento, osservando le “cellule semoventi” (globuliferi) del midollo e dei linfonodi, comprese che esse avevano il compito di “divorare” e distruggere i corpi estranei e i pigmenti, intuendo la funzione difensiva dell’organismo contro le infezioni.

Bizzozero morì nel 1901, pochi anni prima che il Premio Nobel iniziasse a essere assegnato. È difficile non pensare che, se fosse vissuto abbastanza a lungo, il suo nome sarebbe stato tra quelli destinati a riceverlo: il suo contributo alla medicina sperimentale e alla biologia cellulare fu infatti tra i più rilevanti della sua epoca. In questo senso, la storia di Bizzozero si intreccia idealmente con quella di Golgi: il maestro che non fece in tempo a vedere nascere il Nobel e l’allievo che, pochi anni dopo, lo avrebbe conquistato.

Accanto a loro si muoveva anche Paolo Mantegazza, figura eclettica e innovativa, fondatore di uno dei primi laboratori di patologia sperimentale in Italia. Fu proprio in quell’ambiente che si formarono, in momenti diversi, sia Bizzozero sia Golgi. Tuttavia, il vero rapporto di scuola si consolidò altrove: fu Bizzozero a diventare il maestro diretto di Golgi, trasmettendogli metodo, rigore sperimentale e attenzione per l’indagine microscopica. Golgi, inizialmente influenzato dal fascino di Cesare Lombroso, se ne allontanò presto per l’insoddisfazione verso la sua mancanza di rigore metodologico, trovando nell’Istituto di Bizzozero la “via istologica alla neurobiologia”. Bizzozero non fu solo un mentore scientifico, ma anche un uomo d’azione, avendo partecipato come ufficiale medico alla Terza guerra d’Indipendenza nel 1866.

Attorno a Golgi e Bizzozero crebbe una scuola di altissimo livello nell’Istituto di Patologia Generale di Pavia, dove si formarono nomi come Emilio Veratti (scopritore del reticolo sarcoplasmatico), anche lui nativo di Varese, Adelchi Negri (noto per i corpi di Negri nella rabbia) e Battista Grassi. Persino l’esploratore polare e futuro Nobel per la pace Fridtjof Nansen frequentò il laboratorio di Golgi per apprendere le tecniche istologiche. Oltre alla ricerca, Golgi ebbe una rilevante carriera politica e amministrativa: fu rettore dell’Università di Pavia, assessore all’Igiene e, dal 1900, Senatore del Regno.

In questo contesto si inserisce anche il celebre confronto con Santiago Ramón y Cajal. Utilizzando la tecnica di Golgi, Cajal dimostrò che il sistema nervoso è composto da cellule distinte, i neuroni, contrapponendosi alla teoria reticolare sostenuta dallo scienziato italiano. Il Nobel del 1906, assegnato a entrambi, non fu però una celebrazione pacifica, ma il punto più alto di una vera e propria contrapposizione scientifica. Durante la cerimonia di Stoccolma, Golgi difese apertamente la teoria reticolare, mentre Cajal ribadì con forza la validità della dottrina del neurone. Ne emerse una situazione quasi paradossale: due scienziati premiati insieme per una scoperta che li divideva profondamente. Col tempo, la posizione di Cajal si sarebbe affermata, ma il contributo di Golgi rimase imprescindibile: senza la sua tecnica, quella rivoluzione non sarebbe stata possibile.

Ed è forse anche alla luce di questa stagione irripetibile della scienza che si può guardare con occhi diversi alla targa di Varese. Qui Golgi non era solo il Nobel, ma un uomo che trovava nella città un luogo di quiete e riflessione. A pochi passi da quella targa si legge il nome di Giulio Bizzozero ad indicare il nome della via. È naturale collegare i due nomi, e in questo caso il legame non è soltanto simbolico o culturale, ma anche familiare. Nel 1877 Golgi sposò Evangelina Aletti, nipote di Bizzozero, intrecciando così due figure centrali della medicina dell’Ottocento in un rapporto che univa ricerca e vita privata.

Evangelina — detta Lina — non fu una presenza marginale. Partecipò attivamente al lavoro del marito, realizzando le illustrazioni dei preparati istologici osservati al microscopio. In un’epoca in cui la fotografia scientifica era ancora limitata, questi disegni erano fondamentali per documentare e diffondere le scoperte. Il suo contributo restituisce il volto concreto e quotidiano della ricerca scientifica. Il legame con il territorio varesino passa anche da lei, contribuendo a spiegare la presenza della famiglia Golgi in città durante i periodi estivi.

Il rione Bizzozero — origine e identità

Dal punto di vista storico-toponomastico, il nome Bizzozero non rappresenta una dedica moderna al patologo, ma affonda le sue radici in epoche più antiche. Il toponimo è attestato già nel Medioevo e probabilmente deriva da una famiglia locale. Per secoli il borgo fu un comune autonomo, mantenendo la propria identità fino al 1927, quando venne aggregato al Comune di Varese.

Oggi il rione si colloca nella parte sud-orientale della città e conserva una duplice anima: storica e contemporanea. Accanto al tessuto residenziale, ospita il Campus di Bizzozero dell’Università dell’Insubria, configurandosi come un polo di rilievo accademico e scientifico. Bizzozero resta una figura centrale della medicina italiana ed è sepolto al Cimitero Monumentale di Giubiano, altro luogo simbolico della memoria cittadina.

Così, in poche centinaia di metri, si intrecciano storie di scienza, relazioni umane e trasformazioni urbane. La targa resta lì, silenziosa, ma racconta molto più di quanto sembri. E forse trova il suo senso più profondo nelle parole di Cajal: «Ogni uomo può essere, se lo vuole, lo scultore del proprio cervello.»

Bibliografia

  • Archivio storico comunale, Comune di Varese, “Storia del rione Bizzozero”.
  • Bizzozero, G., scoperta delle piastrine, 1882. Cfr. Mazzarello, P., Calligaro, A.L., Gli anni pavesi di Giulio Bizzozero.
  • Bizzozero, G., studi sul midollo osseo, 1879–1880.
  • Cajal, S.R., Recuerdos de mi vida, Madrid, 1905–1906.
  • Comune di Varese, aggregazioni comunali 1927.
  • Comune di Varese, Cimitero Monumentale di Giubiano, registro sepolture.
  • Fano, E., Camillo Golgi e la scuola di Pavia, Milano, 2006.
  • Golgi, C., ricerche sulla malaria, 1885–1890.
  • Golgi, C., studi sull’apparato di Golgi, 1898–1900.
  • Golgi, C., Sulla struttura delle cellule nervose, 1873.
  • Mantegazza, P., Fisiologia dell’uomo, Firenze, 1870–1880. Cfr. Mazzarello, P., Calligaro, A.L., Gli anni pavesi di Giulio Bizzozero.
  • Mazzarello & Calligaro, Gli anni pavesi di Giulio Bizzozero.
  • Mazzarello 1996: P. Mazzarello, La struttura nascosta. La vita di Camillo Golgi, Bologna 1996.
  • Mazzarello et al., Giulio Bizzozero e la scoperta della fagocitosi.
  • Mörner, in Nobel Lectures 1967: K.A.H. Mörner, Camillo Golgi. The Nobel Prize in Physiology or Medicine 1906, in Nobel Lectures. Physiology or Medicine 1901-1921, Amsterdam 1967.
  • Mostra Camillo Golgi, architetto del cervello, Pavia 2006.
  • Pozzato, G., Giulio Bizzozero: pioniere dell’istologia, Torino, 1999.
  • Scienza a due voci, Università di Bologna, biografia Evangelina Aletti.
  • Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, “Camillo Golgi”.
  • Treccani, Dizionario Biografico, “Camillo Golgi” e “Santiago Ramón y Cajal”.
  • Treccani, Dizionario Biografico, voce “Camillo Golgi”.
  • Treccani, Dizionario Biografico, voce “Camillo Golgi”.
  • Treccani, Dizionario Biografico, voce “Giulio Bizzozero”.
  • Università degli Studi dell’Insubria, Campus di Bizzozero.