Il mistero della tomba “Gallina di Camagna” nel cimitero di Belforte

di Luigi Manco

Una nobildonna senza nome accanto alla principessa.

Nel silenzio raccolto del cimitero di Belforte, tra corridoi sotterranei e loculi di marmo che custodiscono storie dimenticate, esiste un piccolo enigma della memoria varesina.

Chi scende nel seminterrato dove riposa Sua Altezza Reale Maria Immacolata di Sassonia-Coburgo-Gotha, la giovane principessa morta a Varese nel 1940, può notare poco distante una lapide curiosa e insolita.

Sul marmo bianco compare soltanto una scritta:
“Gallina di Camagna”

Nessun nome, nessuna data, nessuna indicazione. Solo il cognome di una famiglia.
Un dettaglio che rende quella tomba diversa da tutte le altre.

La targa scomparsa

In realtà, chi conosce quel luogo racconta che un tempo sulla lapide fosse presente una targa in bronzo con le informazioni complete della defunta.
Negli anni però la targa è stata rubata, come purtroppo è accaduto a molte iscrizioni metalliche nei cimiteri italiani.

Con la scomparsa di quella targa si è dissolta anche l’identità della persona sepolta nel loculo.
Rimane soltanto il nome del casato.

Un cognome che parla di nobiltà

La formula “di Camagna” non è casuale.

Si tratta di una tipica indicazione araldica che richiama il luogo d’origine o il feudo di una famiglia. In questo caso il riferimento porta quasi certamente a Camagna Monferrato, antico centro del Piemonte.

Nei repertori genealogici e araldici italiani è infatti attestata una famiglia Gallina (o de Gallinis) attiva tra Lombardia e Monferrato, che nel passato fu consignora di diversi territori del Casalese, tra cui proprio Camagna.

È quindi possibile che la donna sepolta a Belforte appartenesse a un ramo di questa antica famiglia.

Perché una nobildonna a Varese?

La presenza di una tomba aristocratica a Varese non deve sorprendere.

Tra Ottocento e Novecento la città divenne luogo di villeggiatura e residenza per molte famiglie nobili e borghesi provenienti da Milano, dal Piemonte e dal Canton Ticino.

Ville, alberghi e residenze sul lago attrassero aristocratici europei e italiani, alcuni dei quali scelsero poi di rimanere stabilmente nel territorio.

È dunque possibile che una nobildonna della famiglia Gallina di Camagna abbia vissuto a Varese e che qui sia stata sepolta.

Il mistero del nome

Ma chi era realmente quella donna?
Era una contessa? Una marchesa? Una nobildonna rimasta nubile?
Oppure una discendente di quella famiglia che, pur lontana dal Monferrato, conservava ancora il nome del casato?

La perdita della targa rende oggi difficile rispondere a queste domande.

Eppure proprio questa assenza contribuisce a creare attorno a quella lapide un’aura particolare: una presenza discreta e quasi dimenticata accanto a una principessa europea.

Due storie aristocratiche che si incrociano nello stesso corridoio sotterraneo del cimitero di Belforte.

Un enigma della memoria varesina

Il cimitero custodisce spesso vicende sorprendenti, frammenti di storia che emergono tra le pietre e le iscrizioni consumate dal tempo.
La tomba “Gallina di Camagna” è una di queste.
Una nobildonna senza nome, una targa scomparsa e un cognome che rimanda alle antiche famiglie del Monferrato.

Un piccolo mistero che merita di essere raccontato.

Per questo La Varese Nascosta sta avviando alcune ricerche negli archivi storici e nei registri cimiteriali, nel tentativo di ricostruire l’identità della donna sepolta in quel loculo.

Forse, tra documenti dimenticati e pagine d’archivio, sarà possibile restituire un nome e una storia a quella nobildonna rimasta finora nell’ombra della memoria.

Le indagini storiche sono appena cominciate.