Il cane di Giubiano nasconde una storia che pochi conoscono

di Davide Sottocasa

Quando si entra nel cimitero monumentale di Giubiano a Varese, lo sguardo di tutti viene subito catturato da un cane scolpito ai piedi di una figura femminile all’interno dell’Edicola Jemoli. Da sempre questa scultura è conosciuta proprio per il cane, simbolo di fedeltà assoluta che ha reso il monumento iconico. In tanti, osservandola, si sono chiesti chi fosse quella donna dal volto dolente, se rappresentasse una persona reale o una figura ideale. In realtà la donna non è il ritratto di una persona in carne e ossa, ma una rappresentazione simbolica.

Nel cimitero di Giubiano, inaugurato nel 1880, si trova uno dei monumenti funebri più toccanti e celebri della zona: la scultura conosciuta come “La Desolazione”. L’opera, realizzata nel 1880 dallo scultore Silverio Martinoli (originario di Bedero Valcuvia), è scolpita in marmo statuario di Carrara a grandezza naturale e raffigura una madre china, il volto segnato dal dolore, mentre scende verso il sepolcro per deporre una corona di fiori recante il nome del figlio. Ai suoi piedi, un cane in bronzo fedele completa la scena: il cane simboleggia la fedeltà assoluta, il fatto di non abbandonare mai il giovane padrone nemmeno nella morte. Questo elemento, insieme alla figura della madre, ha reso il monumento particolarmente caro alla comunità locale.

La statua è il monumento funebre dedicato a Paolo Jemoli, giovane scomparso prematuramente, figlio del notaio varesino Oscar Jemoli. Fu proprio il padre a commissionare l’opera per perpetuare la memoria del figlio. Il monumento, tra i primi del nuovo cimitero, è inserito in un elegante tempietto progettato dall’architetto Aimetti di Torino. La struttura presenta un ricco apparato decorativo con granito rosso per il basamento, zoccolo, colonne, archivolti e cornici in bardiglio, oltre a inserti in vetro colorato che rendono l’interno più luminoso. Si tratta di un tempietto quadriportico con angoli smussati e un andamento tronco piramidale, poggiante su un alto basamento a gradini, con copertura a cupola.

La vicenda di questa famiglia borghese varesina è segnata da un lutto profondo. Rimasti senza eredi diretti dopo la morte di Paolo, i Jemoli videro nel 1912 il notaio Oscar adottare Giuseppe Speri Natale Giovanni Della Chiesa, noto poeta dialettale varesino con lo pseudonimo di Try Ko Kumer. Speri Della Chiesa Jemoli, nato nel 1865 e scomparso nel 1946, portò avanti idealmente il nome della famiglia, legando la stirpe a importanti pagine della cultura locale.

Oggi “La Desolazione” continua a emozionare i visitatori. Se per molto tempo l’attenzione si è concentrata sul cane, simbolo di fedeltà assoluta, conoscere il retroscena umano rende l’opera ancora più potente: un padre che trasforma il proprio dolore in arte, un artista locale chiamato a dare forma al lutto di una famiglia, un monumento che da quasi centocinquant’anni testimonia la forza di un amore materno e paterno. Sul culmine della cupola si trova inoltre un gufo che simboleggia la morte.
Un’opera che non è solo pietra, ma memoria viva di una storia intima che, grazie alla bellezza e alla sincerità emotiva, è diventata patrimo