I signori dell’affitto

Foto di repertorio generata con IA

L’Editoriale di Luigi Manco

La proprietà privata è sacra e inviolabile. Ma cosa accade quando questo contrasta con il benessere della città?

Un giro in centro basta e avanza

Basta fare due passi in centro a Varese per capire che qualcosa non sta funzionando.
Serrande abbassate.
Vetrine vuote.
Negozi chiusi da mesi — in alcuni casi da anni.
E non parliamo solo di attività qualsiasi. Parliamo anche di negozi storici, di quelle insegne che per anni hanno fatto vivere le vie del centro e che oggi, semplicemente, non ci sono più.

Il nodo vero: gli affitti

Il motivo è noto, almeno a chi il centro lo frequenta davvero: gli affitti sono troppo alti.
Troppo alti per chi vorrebbe aprire.
Troppo alti per chi c’era già e ha dovuto mollare.
E allora succede una cosa che, a guardarla bene, è difficile da spiegare: i locali restano vuoti.
Non si abbassano i prezzi.
Non si cercano soluzioni.
Non si prova a trovare un compromesso.
Si lascia chiuso.

Una domanda che resta lì: perché?

È una domanda semplice, ma oggi sempre più urgente.
Sia chiaro: la proprietà privata non si discute. È un diritto. Ognuno è libero di fare quello che vuole dei propri immobili.
Ma il punto è un altro.
Quando il privato incide sul pubblico
Quando una scelta individuale — legittima — produce un effetto evidente sulla città, forse una riflessione va fatta.
Perché il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Una via con negozi chiusi è una via più vuota.
Una via più vuota è una via meno frequentata.
E una città meno frequentata è una città meno attrattiva.
Non è teoria. È quello che sta succedendo.
Non è l’unico problema, ma è uno su cui si può agire
Attenzione: questo non è l’unico problema che riguarda Varese. Ce ne sono molti altri — dalla mobilità alla gestione degli spazi, fino alla capacità di attrarre persone e iniziative.
Ma proprio per questo, intervenire dove è possibile diventa fondamentale.
E questo è uno di quei casi.

Perché è semplice: se i negozi aprono, la gente torna.
Se la gente torna, il centro vive.
E quando il centro vive, anche il degrado arretra.
Serve smettere di ignorarlo
Non è una soluzione magica, ma è un pezzo della soluzione.

E allora forse è il momento di smettere di far finta di niente.
Serve un confronto vero.
Un tavolo, non uno slogan
Un tavolo tecnico, concreto, tra proprietari immobiliari, associazioni di categoria — come Confesercenti — commercianti, Comune e politica.
Non per imporre nulla a nessuno.
Ma per provare a trovare un equilibrio.
Una scelta che riguarda tutti
Perché continuare così significa accettare, lentamente, che il centro si svuoti.
E Varese non è una città che può permetterselo.
Perché le città non si spengono all’improvviso.
Si spengono poco alla volta.
Una serranda alla volta.