Un anno prima del Palace Hotel, il 20 giugno 1912, veniva inaugurato uno dei capolavori Liberty più affascinanti della nostra terra: il Grande Albergo del Campo dei Fiori, firmato dall’architetto milanese Giuseppe Sommaruga. Considerato all’epoca uno degli alberghi più belli del mondo, anche grazie alla sua posizione panoramica mozzafiato, l’edificio fu chiuso definitivamente nel 1968.
Oggi giace silenzioso, trasformato nel basamento di un fitto bosco di antenne e ripetitori. Ma la sua struttura maestosa racconta ancora una storia di eleganza e visione architettonica.
L’edificio, imponente, si articola in tre settori: un corpo centrale proteso verso valle e due ali laterali, asimmetriche e sfalsate, che formano una V aperta verso Nord. La facciata conserva ancora alcuni elementi originali: tre lampioni in ferro battuto, l’insegna leggibile, quattro comignoli monumentali e un fregio rosso scuro che cinge il primo piano.
Sul retro, la parte meglio conservata, si staglia un monumentale atrio porticato in pietra che regge il salone delle feste. Lo stile Liberty si manifesta nelle decorazioni scolpite, nelle ringhiere in ferro battuto, nei doccioni a forma di drago realizzati dal maestro Alessandro Mazzucotelli, e nella volta in laterizio che dà al portico un sapore gotico.
Accanto, il piccolo albergo di 30 camere inizialmente progettato da Sommaruga fu in seguito trasformato nell’attuale ristorante panoramico.
Purtroppo, mentre la struttura portante del Grand Hotel è ancora recuperabile grazie a solide fondamenta, sono andati perduti per sempre gli arredi d’epoca: raffinati mobili, decorazioni e complementi che impreziosivano camere e saloni.
Dal 2016 la proprietà è della società Finalba Seconda, rappresentata in città dall’ex vicesindaco Mauro Morello. Un terzo delle antenne è già stato rimosso, ma una quarantina di stazioni radiotelevisive continuano a utilizzare gli impianti sul tetto.
Il sogno di riportare in vita il Grande Albergo non è mai svanito, ma la rinascita passa da ostacoli concreti: collegamenti difficili, una funicolare fuori uso da decenni, e una struttura ricettiva superata, con 150 camere per lo più dotate di servizi igienici in comune.
Eppure, in ogni pietra di quell’albergo abbandonato, l’anima del Liberty continua a parlare.
Fausto Bonoldi
