“Care acque e care sponde! Come posso non volervi bene?”. Dalla terrazza di Villa Bassani, davanti al lago Maggiore che si distende come un respiro quieto tra cielo e montagne, la vista si perde in una bellezza che sembra sospesa nel tempo. Era questo lo sguardo che stregava i giorni di Franco Bassani, straordinaria figura lavenese che ha attraversato il Novecento. Uno sguardo privilegiato ma anche profondamente radicato nel proprio territorio, capace di plasmare l’evoluzione dei tempi nel nome di un progresso i cui frutti possano essere colti da tutti.
Le radici dei Bassani a Laveno affondano in due generazioni che hanno fatto della cultura punto di partenza solidale per lo sviluppo della cittadina lacustre. Il nonno di Franco, Gerolamo, nato nel 1833 ad Albizzate, si dedicò a tutto tondo all’educazione dei fanciulli e delle fanciulle: per contrastare la povertà culturale, oltre all’insegnamento, dispensava lezioni gratuite di calligrafia, musica e disegno, e aveva fondato una biblioteca circolante. Ammiratore di Giuseppe Garibaldi, egli stesso combattente nei suoi ranghi tra Laveno e il varesotto, ne accolse con entusiasmo patriottico la visita a Laveno nel 1862, tanto da chiamare il proprio figlio Menotti, in omaggio all’Eroe dei due mondi, che aveva un figlio che portava lo stesso nome.
Al figlio Menotti, Gerolamo aveva trasmesso lo stesso suo spirito innovatore e intraprendente. Nato nel 1864, Menotti scelse di dedicarsi all’editoria fondando a Milano uno stabilimento all’avanguardia, specializzato nella fotoincisione e nella stampa. Le sue lastre contribuirono alla pubblicazione delle prime annate de La Domenica del Corriere, rendendo Bassani pioniere affermato nel settore e conquistandogli il titolo di Cavaliere del Lavoro. Fu lui a volere Villa Bassani, costruita tra il 1910 e il 1911 sul lungolago, chiamando a Laveno il migliore architetto dell’epoca, il milanese Sommaruga.
Nel 1895 nasce Franco, destinato a essere purtroppo l’ultimo di questo prodigioso ramo familiare, ma anche colui che ne porterà a pieno compimento i valori. Nel 1915, appena ventenne, si arruola come volontario nella fanteria durante la Prima Guerra mondiale, affrontando il fronte contro gli austriaci con coraggio fino a rischiare il congelamento ai piedi e perdere l’occhio destro in battaglia. Un sacrificio personale che non incrinò il suo senso del dovere: tornato a Laveno, riprese gli studi con determinazione, laureandosi in legge con un percorso tra Pavia e Padova, e continuando a servire la patria nella Legione Mutilati al Fronte.
In seguito Bassani si afferma nel mondo imprenditoriale milanese, entrando come avvocato d’impresa nei consigli di amministrazione di importanti realtà industriali come Dubied e Liquigas, di quest’ultima è anche socio fondatore. Ma soprattutto nella Plasmon, legata anche alla sua vita personale attraverso il matrimonio con la figlia del fondatore Scotti, la bellissima Eugenia detta Giannina. Non mancano altre difficoltà da cui Franco si riprenderà con forza: i bombardamenti a Milano nel ‘43 distruggono lo stabilimento della Plasmon, ma lui resiste e punta sul celebre latte in polvere. Quando scoppia il baby boom negli anni ’50 si ritroverà al comando di una impresa miliardaria.
Anche nell’ambito sociale Bassani imprime la sua visione e tenacia. Non avendo figli, si interessa dell’Asilo infantile, della Pro Loco e di altre associazioni lavenesi. Viene chiamato (1960) nel Consiglio dell’Opera Pia Perabò di Cerro, all’epoca un istituto agricolo trasformato in ricovero per anziani, e vi porta il suo imprinting: la struttura deve essere viva, capace di evolversi con i tempi, e che rafforzi l’unione tra i cittadini.
Il suo progetto più emblematico sarà trasformare una casa di carità ottocentesca in una struttura moderna e funzionale per gli anziani. La sede originaria di Cerro, antica e splendida ma anche umida e inadeguata, viene sostituita grazie anche ad un cospicuo lascito. Sul colle Brianza, nella proprietà di Villa Elisa, nel 1966 sorgerà un nuovo avveniristico complesso con stanze luminose, spazi comuni ampi, ambienti pensati per la dignità della persona che invecchia – una vera e propria residenza-modello.
Bassani, da imprenditore intelligente e attento alla sostenibilità delle azioni solidali, introduce la formula delle camere per i “solventi”, che sosterranno economicamente la crescita della struttura e manterranno accessibili le rette ai meno abbienti. Con una formidabile presenza di spirito promuove Laveno come destinazione turistica partecipando per cinque puntate a “Campanile Sera”, condotto da Mike Bongiorno, con gli inviati Enzo Tortora e Enza Sampò con grandissimo apprezzamento da parte dei cittadini tutti. Quando nel 1963 la maggioranza della Plasmon passa alla Heinz, può dedicarsi ancora di più al progetto della ormai ex “Casa dei Vecchi”.
Il nuovo “Gerontocomio” si sviluppa a passi spediti grazie alla sottoscrizione popolare lanciata da Bassani (che contribuisce generosamente), a cui devolvono anche famiglie di emigrati all’estero. Nel 1966 la struttura viene intitolata definitivamente a Menotti Bassani, e inaugurata con una partecipazione straordinaria di autorità e cittadini. In quell’occasione Bassani, promosso primo cittadino onorario di Laveno, sottolinea che “questa grande opera è stata il frutto della generosità dei lavenesi”.
Ma Bassani non si ferma: vuole sperimentare un nuovo modello di benessere che risponda alle esigenze degli anziani d’oggi. La struttura cresce fino a oltre 150 posti letto, con servizi innovativi per l’epoca: spazi verdi, bar, parrucchiere, biblioteca, assistenza medica e spirituale. Negli anni Settanta si amplia ulteriormente a 260 ospiti, introducendo palestra, studio dentistico e un servizio di pulmino che si collega col centro di Laveno. Bassani diventa un vero teorico dell’assistenza agli anziani con piglio manageriale, portando il dibattito istituzionale su temi ancora oggi centrali: l’adeguamento dello statuto al mutare delle normative, la differenziazione dei pazienti in base alla condizione più o meno difficile, la sostenibilità economica e ruolo del contributo statale, la formazione del personale, l’indipendenza da logiche politiche.
Quando Bassani muore, nella notte dell’Epifania del 1985, vasta è la commozione popolare per quest’ uomo che ha saputo unire tradizione e modernità, radici e futuro, individuo e comunità. Al suo funerale partecipano migliaia di persone: cittadini, istituzioni, compagni d’armi. L’intitolazione della darsena di Laveno all’Avv. Franco Bassani, con una targa commemorativa che verrà scoperta il prossimo 12 aprile alle ore 12 sul lungolago De Angeli, non è soltanto un atto dovuto: è il vivo riconoscimento di una visione e di valori che continuano a parlare al presente, e rappresentano la sua vera eredità.
