EcoRun Varese 2026: una città che corre, ma soprattutto che si racconta

di Pietro Pitruzzello

Il 25 e 26 aprile Varese si mette in movimento, si apre, si racconta. La EcoRun 2026, giunta alla sua settima edizione, è ormai molto più di una corsa: è un evento complesso, costruito nel tempo, che riesce a tenere insieme sport, cultura, scuola, prevenzione e solidarietà in un equilibrio raro.

Chi arriva in piazza Monte Grappa nel pomeriggio di sabato lo percepisce immediatamente. L’apertura dell’info-point per il ritiro dei pettorali è solo il primo segnale di un meccanismo molto più ampio che si mette in moto. Attorno, tra via Bernascone e piazza Ragazzi del ’99, prende forma lo Sport Village, uno spazio vissuto da associazioni sportive, con dimostrazioni, tornei, laboratori, musica, dirette radio, incontri.

Tra gli stand presenti, trova spazio anche La Varese Nascosta, realtà impegnata nella valorizzazione del patrimonio meno conosciuto del territorio. La sua presenza non è casuale: rappresenta perfettamente lo spirito della EcoRun, che non si limita a far correre tra le vie della città, ma invita a riscoprirla, a leggerla, a conoscerla anche nei suoi aspetti più discreti e meno evidenti.

Nel corso del pomeriggio il programma si arricchisce e mostra tutta la varietà dell’evento. Da un lato lo sport, con tornei di basket e attività inclusive come il baseball per ipovedenti; dall’altro lo spettacolo, con esibizioni di danza e momenti musicali che accompagnano la giornata fino alla sera. Accanto a questo, la dimensione concreta della sostenibilità trova spazio nell’esposizione di veicoli elettrici, mentre la prevenzione sanitaria entra direttamente nell’esperienza del pubblico attraverso gli screening gratuiti promossi da KORMED, segno evidente di una visione dello sport che guarda alla salute in senso ampio.

Ma è forse la presenza della scuola a dare profondità a tutto questo. L’ISIS Newton è protagonista attivo di un percorso che va ben oltre il weekend. La sfilata di moda sostenibile, risultato di un lavoro progettuale che coinvolge gli studenti nella riflessione sui temi ambientali, traducendoli in creatività concreta. Nella Torre Civica, la mostra dedicata alla sostenibilità rafforza questa dimensione, portando nel cuore della città un’esperienza educativa trasformata in proposta culturale.

Dietro queste attività c’è un lavoro più ampio, sviluppato nei mesi precedenti, che rappresenta uno degli aspetti più qualificanti della EcoRun e che spesso resta meno visibile. L’evento, infatti, è stato preceduto da una serie di incontri e momenti di avvicinamento che hanno coinvolto scuole, studenti e cittadini su temi fondamentali: educazione alla salute, sostenibilità ambientale, rispetto delle regole, inclusione sociale. In questo contesto si inserisce anche l’incontro sulla sicurezza dei laghi realizzato in collaborazione con la Prefettura, un momento particolarmente significativo perché capace di collegare la formazione alla realtà concreta del territorio varesino. Non si è trattato di un episodio isolato, ma di un tassello di un percorso più ampio, che ha trasformato la EcoRun in un vero progetto educativo.

Nel frattempo, la città partecipa. I musei civici aprono gratuitamente, la Fondazione Morandini propone percorsi espositivi dedicati, gli spazi urbani si animano. Non c’è un solo centro, ma una rete di luoghi che dialogano tra loro. È una Varese che si lascia attraversare, non solo fisicamente ma anche culturalmente.

La domenica cambia ritmo, ma non perde complessità. Fin dalle prime ore del mattino, piazza Monte Grappa torna a riempirsi: ritiro pettorali, deposito borse, servizi per gli atleti, ma anche iniziative sanitarie come il controllo della glicemia a cura della Croce Rossa. Poi arrivano le partenze. La mezza maratona alle 9:00, la 10 km poco dopo, quindi le prove non competitive e la “Happy Five” con plogging. In parallelo prende il via anche il campionato studentesco provinciale, segno concreto del legame tra scuola e sport.

Mentre gli atleti percorrono le strade della città, però, l’evento non si ferma. Lo Sport Village continua a vivere, forse ancora più intensamente. Gli screening medici proseguono, le attività per le persone con disabilità trovano spazio con le iniziative di POLHA Varese, i laboratori ambientali coinvolgono i più giovani. Le attività sportive si moltiplicano: ciclismo, tennis, basket, ping pong. Il pomeriggio porta con sé eventi capaci di attirare pubblico e attenzione, come il Wheelchair Grand Prix e la gara di Formula 1 a pedali, che introducono elementi spettacolari senza perdere coerenza con lo spirito dell’evento.

Nel frattempo, la dimensione conviviale cresce. Il banco gastronomico, la risottata con lo chef Sergio Barzetti, la musica diffusa contribuiscono a creare un clima di partecipazione che va oltre lo sport. Anche chi non corre trova il proprio spazio, ed è forse questo uno degli aspetti più riusciti della EcoRun: la capacità di includere. E a proposito di inclusione anche quest’anno continua la collaborazione con AIC che gestirà i ristori per gli atleti celiaci i quali durante l’iscrizione hanno avuto la possibilità di segnalare la loro condizione.

Dentro questo quadro, la dimensione solidale non è un’aggiunta, ma una struttura portante. La presenza della Cooperativa Sociale Gulliver rappresenta una continuità storica, un legame con il territorio e con le sue fragilità. Accanto ad essa, la partecipazione di Amico Fragile amplia ulteriormente il significato dell’evento, ricordando che correre può essere anche un gesto di sostegno concreto.

Anche i dettagli raccontano questa identità. La presentazione delle medaglie, avvenuta nei giorni scorsi, ha mostrato ancora una volta come nulla sia lasciato al caso: non semplici premi, ma simboli pensati per rappresentare l’evento e ciò che esso significa per chi vi partecipa.

Dietro tutto questo c’è una rete solida. Il ruolo di KORMED come title sponsor sottolinea il legame con il tema della salute, mentre il sostegno degli enti patrocinanti – Comune, Provincia, Regione Lombardia e Università dell’Insubria– e dei numerosi partner rende possibile una macchina organizzativa complessa. Ma, più ancora, dimostra che la EcoRun è riconosciuta come un valore condiviso.

Alla fine, quando le gare si concludono e la città torna lentamente al suo ritmo quotidiano, ciò che resta non è solo il risultato sportivo. Resta il lavoro costruito nei mesi precedenti, restano le relazioni attivate, resta una città che ha saputo mettersi in gioco, resta la speranza di aver lasciato nelle coscienze un piccolo segno rivolto alla sostenibilità come opportunità per il benessere di tutti.