di Fabio Bombaglio
Varesempre ha ricordato Don (Mons.) Tarcisio Pigionatti riaprendo la teca dei miei ricordi. A cominciare da quel 14 maggio 1997 quando, in una Piazza San Vittore gremita e commossa come non ricordo di averla più vista, le note del Silenzio fuori ordinanza chiudevano il suo funerale “oceanico” officiato dal Cardinale Martini ed esprimevano il commiato della Città da un suo protagonista instancabile.
Lo conobbi che avevo quindici anni e mi stupiva la semplicità dei suoi ragionamenti. Ci sono voluti molti anni di vita lavorativa per capire che gli uomini che sanno realizzare sono fatti così: prima sanno far capire agli altri i loro progetti e poi li sanno far condividere senza soffrire mai il timore “di farsi rubare le idee” o di perdere primogeniture. Se si parlava di scuola lui andava oltre, andava alla vita, al futuro, a quello che c’era da fare per noi stessi, per la Città, per la nostra Comunità. Gli studenti africani del De Filippi non erano lì solo per solidarietà: erano il capitale umano di un progetto, erano persone a cui trasmettere conoscenza perché la riportassero ai loro luoghi d’origine e alle loro genti.
Sotto altro cielo, il 4 dicembre 1961, in occasione dell’apertura dell’anno accademico 1961/1962 della Scuola di studi superiori sugli idrocarburi Enrico Mattei pronunciò il discorso ufficiale. Disse Mattei agli studenti stranieri (in particolare Africani) “ …. Io dico questo per far risaltare l’importanza che ha per voi lo studio di questi problemi, il conoscerli a fondo, e per aggiungere che i vostri paesi hanno bisogno di voi, perché la cosa più importante per un paese, cioè l’indipendenza politica, non ha valore, non ha peso, se non c’è l’indipendenza economica. Avere l’indipendenza economica significa avere il controllo delle proprie risorse, significa per voi, che vi addestrate per lavorare in uno dei maggiori settori dell’industria mondiale, avere la possibilità di scambiare direttamente le proprie fonti di energia. Con esse si controllano i più importanti settori lanciati verso il domani, i settori nei quali tutti voi potete dire una vostra parola, potete diventare qualcuno….”
Il messaggio portante (di Don Pigionatti e di Enrico Mattei) era molto simile: se vi diranno che le cose sono complesse, che non le potete affrontare da soli, che avete bisogno di chi vi sostenga, ecc. risponderete che ve la sapete cavare benissimo e che siete preparati a risolvere problemi anche senza tutori interessati. Si fa svelto a liquidare tutto con espressioni come “colonialismo culturale”. Io resto convinto che questo ne rappresenti l’antidoto più potente. E si capisce anche che posizioni politicamente così nette non potevano non suscitare reazioni: assassine nel caso di Enrico Mattei, diffamatorie nel caso di Don Pigionatti.
Quando ti parlava il Don Pigio era unico: ti sembrava che pensasse ad altro con i suoi occhi che andavano lontano dietro le lenti spesse ma non perdeva una virgola di quel che dicevi. Il suo “come va?” non era mai una frase di circostanza. Voleva sapere davvero, cosa stavi facendo, con quali programmi e scadenze, e come (il fatto che la salute fosse ottima, a diciassette anni, era dato per scontato).
La sua fu popolarità radicalmente diversa da quella “d’immagine” di certi personaggi da telecamera, sempre più frequenti e ingombranti, di cui non resta nulla al cambiar di canale.
Da Cappellano degli Alpini é stato un grande interprete del motto del Quinto (“Nec videar dum sim”) tradotto da Gabriele D’Annunzio in “tutto per essere, niente per apparire”.
Monsignor Pigionatti ci ha lasciato scritto il suo ringraziamento al Signore per le esperienze che furono “ragione e gioia” del suo Sacerdozio parlando di “miei alunni” e di “miei soldati” così come fanno i maestri e i comandanti. Fu ampiamente ricordato su “L’ Avvenire” e su “L’Osservatore Romano” ma le note di quella tromba in Piazza San Vittore per me restano e resteranno per sempre l’ultimo “Attenti” per Lui. Concludo questa storia varesina con un augurio per la Città: di passare dall’ intransitivo e diffusissimo “parlare” al transitivo, “pigionattiano”, DIRE.
