di Carla Tocchetti
A Varese seguiamo con particolare attenzione le vicissitudini di una giovane famiglia di musicisti che vive a Gerusalemme. Lucia D’Anna, violoncellista velatese, con formazione al prestigioso Conservatorio della Svizzera Italiana a Mendrisio, e Jamil Freij, palestinese direttore del coro “Yasmeen” e insegnante di musica, si sono conosciuti all’Istituto Magnificat nel cuore della Città Vecchia, fondato dalla Custodia di Terra Santa come simbolo di dialogo interreligioso, eccellenza educativa e impegno culturale. Sposatisi nel 2019, poco tempo dopo è arrivato il piccolo Nadir, che oggi ha quasi sei anni.
E’ stata coraggiosa fin da subito la loro scelta di vivere in un contesto segnato da tensioni mai sopite tra Israele e gli altri Paesi del Golfo. Ma la riesplosione della guerra con la Palestina due anni e mezzo fa, e da due settimane il nuovo grave conflitto con l’Iran, si sono ulteriormente abbattuti sulla loro quotidianità, amplificando le preoccupazioni. Eppure, proprio quando restare attaccati alla radice e ai luoghi sembra inutile e pericoloso, per Lucia i valori di casa, famiglia e futuro si confermano irrinunciabili.
Essere genitori in una zona di guerra
Lucia, musicista e madre, racconta una resistenza fatta di piccoli gesti quotidiani. Essere genitori in una zona di guerra, anche se la Città Vecchia non è direttamente colpita, significa impegnarsi con estrema tenacia a proteggere i bambini da traumi che potrebbero lasciare segni profondi. Il rischio più grande è l’isolamento: in contesti segnati dalla paura, la chiusura può diventare una difesa automatica. “Ma nei bambini noi vediamo la nostra speranza. E cerchiamo di attraversare questo incubo mantenendo per Nadir un clima sereno per quanto possibile.” Secondo Lucia, è fondamentale offrire ai bambini strumenti diversi per interpretare la realtà: la musica e l’arte diventano così un antidoto, un modo per coltivare bellezza anche quando intorno sembra scomparsa.
Lucia insiste sull’importanza della disciplina e della continuità nello studio: “Mantenere una routine aiuta i bambini a restare concentrati e a non cedere alla passività. Studiare, impegnarsi, distoglie i bambini dallo stare troppo tempo davanti a un telefono”. Anche ascoltare un nuovo brano o scoprire la storia di un compositore può alleggerire giornate appesantite dall’incertezza. In questo percorso, sottolinea, è fondamentale il ruolo della Custodia di Terra Santa e il Magnificat che la incoraggiano a portare avanti le attività educative e musicali nonostante le difficoltà.
La musica, punto fermo di Lucia
Musicista affermata e componente dell’Orchestra Barocca di Gerusalemme, Lucia non rinuncia al suo impegno artistico. Con il marito si destreggia tra lezioni online e in casa in presenza per i bambini della Città Vecchia, in un equilibrio a volte davvero precario. “Tra il dormir poco e la paura è difficile per tutti concentrarsi”, dice, “ma per noi è fondamentale mantenere una stabilità economica”.
Anche se il futuro è incerto, tra concerti cancellati, progetti sospesi, e prospettive rimandate, la musica per Lucia resta punto fermo, spazio interiore in cui ritrovare equilibrio. “Studio un po’ ogni giorno quando Nadir lo permette, ultimamente gli piace molto stare ad ascoltare la mamma che suona. Suonare mi aiuta a ritrovare il centro, la calma. Curare ogni nota e ogni dettaglio mi aiutano a non farmi mangiare dalla paura”.
Grazie alla tecnologia da remoto, Lucia è in grado di portare avanti progetti in collegamento con il resto del mondo: è stata più volte ospite in radio a Rai2 Caterpillar e intervistata da numerose testate dall’Osservatore Romano a Vanity Fair. Autrice di “ Terra non Promessa”, libro di racconti-testimonianza che documentano la cosiddetta normalità di chi vive ai bordi di un conflitto, di recente ha scritto anche un articolo sui giovani compositori palestinesi, mettendo in luce la bellezza e l’importanza delle loro voci musicali. Ora con l’Accademia di Brera sta collaborando a un’iniziativa di catalogazione e salvaguardia del patrimonio immateriale musicale palestinese, con un focus sulla componente folklorica, con lo sviluppo di un’app dedicata.
Un calendario di concerti in arrivo
Tra i prossimi obiettivi Lucia e i suoi colleghi sperano di realizzare un corso intensivo a Betlemme rivolto a giovani musicisti palestinesi. “Vogliamo realizzarlo per far loro sentire che esistono ancora e non sono abbandonati. Ora immaginiamo soltanto il futuro vicino, ma vogliamo tornare a fare musica, a fare spettacoli musicali anche per far sorridere i piccoli”. All’orizzonte ci sono anche nuovi importanti concerti, nella speranza che il calendario non venga stravolto dagli eventi. Tra questi un’esibizione da solista a Roma, nell’Aula Magna della Università della Sapienza di Roma con gli strumenti dell’Orchestra del Mare, un progetto straordinario che, come disse Papa Francesco, cerca di trasformare in armonia e speranza ciò che viene ritenuto “scarto”: i legni delle barche dei migranti che scappano dalla fame e dalla guerra sono trasformati in strumenti da persone detenute.
L’appello di Lucia ai lettori di VareSempre
Lucia ci manda un saluto da Gerusalemme invitandoci a riflettere sul linguaggio e sulle scelte politiche che alimentano i conflitti. “Le parole pace, dialogo, diplomazia sembrano termini svuotati della loro importanza. Stiamo molto attenti quando si parla di riarmo, di difesa. Purtroppo la guerra arriva alle porte velocemente, proprio perchè i potenti pensano solo al conflitto. Al posto di impugnare un’arma sarebbe meglio prendere in mano un violino, al posto di far esplodere una bomba sarebbe meglio lanciare un barattolo di vernice!”. Perché, ricorda, “il prezzo più alto delle guerre lo pagano sempre i più vulnerabili e nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di rubare l’infanzia a un bambino”. In un mondo che sembra smarrire il senso delle priorità, la sua voce si alza come una nota ostinata: fragile, ma capace di resistere al rumore della guerra.
